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TRENTO. L’intelligenza artificiale entra sempre più nelle aule e la scuola trentina si prepara a governarne l’utilizzo. Non con un invito a usare indiscriminatamente i nuovi strumenti nella didattica, ma attraverso un percorso che punta a definire regole, responsabilità e competenze, mantenendo centrale il ruolo degli insegnanti.
È questo il punto di partenza del confronto avviato dalla V Commissione permanente del Consiglio provinciale sul nuovo Piano provinciale per la scuola digitale, alla presenza dell’assessore all’istruzione Francesca Gerosa e del sovrintendente scolastico Giuseppe Rizza. Il documento aggiorna il piano approvato nel 2017 e nasce anche dalla necessità di tenere conto delle profonde trasformazioni intervenute negli ultimi anni nel rapporto tra scuola, tecnologia, società e conoscenza, oltre che della normativa europea sull’intelligenza artificiale.
L'obiettivo indicato dalla Provincia è quello di accompagnare le scuole in un cambiamento che è già in corso. «Intelligenza artificiale e scuola digitale sono già una realtà cui fare fronte e da governare», è stato spiegato durante l'incontro. L'utilizzo degli strumenti tecnologici dovrà quindi essere etico e responsabile, con particolare attenzione alla dimensione pedagogica.
Il piano si sviluppa attorno a quattro direttrici. La prima riguarda il governo della tecnologia, anche attraverso strumenti di protezione per gli studenti rispetto ai rischi legati al suo utilizzo. La seconda conferma la centralità dell'insegnamento e del docente, mentre la terza pone l'accento sul benessere digitale degli studenti e sulla qualità della didattica, con l'obiettivo di ridurre i divari nell'accesso alle tecnologie. Infine, viene previsto un principio di gradualità: il piano sarà attuato per fasi nell'arco di più anni, partendo da un'analisi dei bisogni.
La stessa assessora Gerosa ha sottolineato che l'intelligenza artificiale non è pensata come sostituto degli insegnanti, ma come strumento operativo di supporto alla didattica. Il piano, elaborato con il contributo di un gruppo di lavoro e con la collaborazione di FBK e Università di Trento, servirà anche a dare alle scuole il tempo necessario per conoscere le nuove indicazioni e prepararsi alla loro applicazione.
L'intenzione, dunque, è quella di evitare accelerazioni. L'adozione del piano avvia un percorso di accompagnamento delle diverse componenti scolastiche, lasciando spazio anche all'autonomia degli istituti.
Nel corso della discussione non sono mancate le osservazioni dei consiglieri. Mirko Bisesti ha condiviso l'impostazione del documento, sottolineando però l'importanza della formazione dei docenti e ipotizzando una struttura centrale della Provincia che possa sostenere le scuole nell'applicazione del piano. Andrea de Bertolini ha invece evidenziato quanto sia cambiato il mondo digitale dal 2017, osservando come i ragazzi siano spesso molto più avanti degli adulti nell'utilizzo delle nuove tecnologie.
Michele Malfer ha riconosciuto l'urgenza di intervenire, ricordando che alcuni istituti hanno già adottato propri regolamenti. Tra i dubbi sollevati anche la tempistica del provvedimento. Eleonora Angeli ha chiesto chiarimenti sui costi, sulla formazione degli insegnanti, sull'eventuale struttura centrale della Provincia e sugli strumenti digitali già utilizzati nelle scuole. Le questioni saranno approfondite nella prossima seduta della Commissione.
La giornata di lavoro ha affrontato anche un secondo tema destinato ad avere ricadute concrete sulla scuola trentina: il nuovo regolamento sull'inclusione scolastica, il benessere e il successo formativo. Il testo, composto da 24 articoli, entrerà in vigore dal 1° gennaio 2027 e punta a garantire a tutti gli studenti le stesse opportunità di successo formativo, indipendentemente dalle caratteristiche personali e dal contesto familiare, culturale, linguistico e socioeconomico.
Una delle novità riguarda l'approccio agli studenti con bisogni educativi e formativi particolari. L'intenzione è arrivare a un unico regolamento, senza distinguere tra la casistica dei bisogni educativi speciali e quella relativa all'integrazione degli studenti stranieri. Il progetto educativo personalizzato sarà inoltre uno strumento flessibile, capace di lasciare spazio anche alla voce degli studenti.
Prevista infine una possibilità emersa dall'ascolto delle associazioni: la famiglia potrà chiedere la partecipazione al consiglio di classe del professionista esterno che segue il ragazzo con bisogni particolari. Due percorsi, quello della scuola digitale e quello dell'inclusione, che si intrecciano così nella costruzione di una scuola chiamata a confrontarsi con trasformazioni tecnologiche e sociali sempre più rapide.


