TRENTO. Un nuovo Piano di intervento per controllare il cormorano e tutelare la trota marmorata è stato approvato venerdì dalla Giunta provinciale e subito ha generato pareri contrastanti. Il piano proposto dall'assessore alle foreste, caccia e pesca Roberto Failoni sarà valido fino al 15 marzo 2031: «Si tratta di una misura di responsabilità, basata su dati scientifici solidi e su un'esperienza pluriennale di monitoraggi - sottolinea l'assessore -. Il nuovo Piano introduce alcuni adeguamenti importanti proprio per rendere più efficace l'azione di tutela e consentire, quando necessario, di avvicinarsi al limite massimo complessivo di 120 capi previsto annualmente, soglia che negli ultimi anni non è mai stata raggiunta».

La presenza del cormorano in Trentino, inizialmente sporadica, è diventata nel tempo stabile e numericamente consistente. I monitoraggi condotti dal Servizio faunistico documentano una popolazione media di circa quattrocento individui svernanti, concentrati soprattutto lungo i corsi d'acqua di fondovalle, gli stessi ambienti che rappresentano l'habitat della trota marmorata, specie autoctona inserita tra quelle di interesse comunitario.Il nuovo piano conferma la necessità di affiancare alle azioni ambientali un controllo mirato, con l'obiettivo di allontanare i cormorani dai tratti fluviali più sensibili e indirizzarli verso aree, come i grandi laghi, dove possono alimentarsi di specie che non destano particolari preoccupazioni dal punto di vista conservazionistico.

 

Tra le principali novità vi è una semplificazione dell'impianto operativo: il numero massimo di abbattimenti viene ora definito su cinque macroaree omogenee (Adige, Avisio, Fersina-Brenta, Noce e Sarca-Chiese), superando la precedente articolazione in 19 tratti specifici. Viene inoltre rivista la gestione temporale degli interventi, eliminando il limite massimo giornaliero di due capi per singolo tratto e rendendo più flessibile la sequenza delle azioni di dissuasione e controllo, sempre nel rispetto dei criteri di gradualità. «Invece che agire sulle vere cause si va ad intervenire sugli uccelli». Contrario al provvedimento è il delegato provinciale della Lipu Sergio Merz che afferma: «È stata fatta una scelta, il cormorano diventa così il capro espiatorio, quando in realtà è solamente una delle cause. Non si guarda agli sversamenti con il conseguente inquinamento dei corsi d'acqua, non si cerca di modificare il continuo cambio del flusso che fa sparire le uova delle trote e non si interviene per garantire il minimo di acqua vitale dei torrenti.Tra l'altro il cormorano è una specie svernante, non ci sono nidificazioni in Trentino e anche se ci fossero la cifra sarebbe ridicola».

Sul tema è intervenuto anche Christian Tomasi presidente dell'Associazione pescatori dilettanti trentini (Apdt) ritenendo necessario il rinnovo del Piano provinciale perché la presenza del cormorano sta mettendo in forte difficoltà la presenza della trota marmorata e non solo. «È soprattutto il temolo padano a risentire della presenza dei volatili - chiarisce Tomasi -, il comportamento di questi pesci li porta ad essere facili prede per il cormorano perché il temolo si mette a bollare sul pelo dell'acqua alla ricerca degli insetti risultando più visibile». Non si parla molto di questa specie, sebbene sia a rischio critico d'estinzione e Tomasi aggiunge: «Nei prossimi 2-3 anni bisognerà valutare se questa misura presa dalla Provincia sarà stata sufficiente.Il cormorano si è spostato anche in zone più in quota dove prima non era presente. Ricordo che da noi la trota marmorata e il temolo non si possono pescare, le azioni della nostra associazione sono volte solo alla loro tutela. In questo momento il cormorano non è nella lista a rischio a differenza delle due specie, quindi è giusto procedere, trovando un compromesso per salvaguardare l'ecosistema acquatico».