TRENTO. A pagare le conseguenze di quel parto podalico avvenuto in casa e andato male fu la bambina venuta alla luce quel 27 settembre del 2017. Quelle complicanze previste dai medici, che al tempo avevano ammonito la coppia di genitori trentenni vista la posizione della piccola in pancia, purtroppo erano insorte, provocando danni irreversibili: la lunga fase espulsiva aveva infatti comportato un'asfissia neonatale.

Mamma, papà e le due ostetriche, una delle quali sorella del papà, erano finiti sul banco degli imputati, accusati di lesioni gravissime. La coppia era rappresentata dall'avvocato Andrea de Bertolini, le due ostetriche dall'avvocato Roberto Bertuol. Nel 2024, con la sentenza del Tribunale di Trento, la condanna stabilita era stata di 3 mesi. Solo per la seconda ostetrica, non parente della coppia, era stata comminata una pena di 9 mesi anche per falso, accusata di aver modificato gli orari sulla cartella ostetrica.

È così che ieri la Corte d'Appello di Trento, presieduta dal dottor Ettore Di Fazio, ha di fatto confermato le pene. Riformando parzialmente quella dell'ostetrica condannata per falso, assolta in secondo grado perché il fatto non sussiste. Anche per lei, quindi, la pena è stata rideterminata in 3 mesi per lesioni.

Per la piccola, tutelata dalla curatrice speciale, l'avvocata Marina March, che a sua volta ha nominato la collega Cristina Luzzani per rappresentare la neonata in sede penale con la costituzione di parte civile, è stata stabilita una provvisionale di 600mila euro, già versata.

Ripercorrendo la vicenda, i due genitori, fin dall'inizio della gravidanza, avevano espresso la volontà di far nascere la loro prima figlia in casa. Tuttavia, con il passare dei mesi la bambina non si era girata nella pancia, nemmeno dopo la manovra di rivolgimento.

Così, all'ultima visita effettuata all'ospedale Santa Chiara una settimana prima del parto, i medici erano stati chiari, fissando la data per un parto cesareo. In caso di contrazioni, la coppia avrebbe dovuto recarsi in ospedale.

Ma una volta iniziate, verso le 23 di sera, i due avevano fatto intervenire le ostetriche. Anche dopo 8 ore di travaglio, non avevano imposto ai genitori di andare in ospedale, così come non avevano chiamato i soccorsi quando, durante la fase espulsiva, erano sorte gravi complicazioni.

Quando i soccorritori erano arrivati in casa avevano trovato la bambina cianotica e in stato di ipotermia.

F.C.