TRENTO. «Simone è stato un grande dono e continuerà a esserlo, per noi e per tutti». I genitori di Simone Navarini, morto sabato mentre arrampicava sul Sasso San Giovanni, faticano a trovare le parole, ancora storditi dal colpo che la vita ha inferto loro sabato sera. Difficile riprendersi. Ad aiutarli a provarci sono stati i tanti, tantissimi che lunedì pomeriggio si sono radunati sotto casa, dove è stata allestita la camera ardente. È stata aperta poco prima delle 17, nelle sale del museo del rame voluto dal nonno. «Era stato fatto così proprio per salutare lui, Pierino. Pensiamo sia un qualcosa di bello anche per Simone», hanno spiegato i genitori, che provano a farsi coraggio l'un l'altra.

Sanno entrambi che non è la stessa cosa: il dolore per un addio è sempre lacerante, ma mescolarlo con la gratitudine che affiora dopo una vita di lavoro, impegno, soddisfazioni è diverso che vederlo acuito dal rimpianto per un avvenire che si annunciava felice almeno quanto il presente e che invece non ci sarà più.

Dolore e rimpianto che ieri, quantomeno, Roberta, Stefano, e con loro il fratello e la sorella di Simone, Andrea e Sara, la sua fidanzata Elena hanno potuto condividere, a portarne con meno fatica il peso: per tutto il tardo pomeriggio e la serata il cortile di casa Navarini, nella parte alta di Ravina, è stata meta di un pellegrinaggio silenzioso, composto: amici d'infanzia, amici incontrati negli anni, familiari, colleghi, studenti. Tutti a volersi stringere ai cari di Simone come si stringevano a lui, per una chiacchierata, un'uscita in montagna, una riunione, una giornata a scuola o una di relax. All'interno, nell'anticamera, un monitor proiettava foto e video di Simone in cui molte delle persone che erano lì si ritrovavano, testimonianze di tanti momenti felici. Subito oltre nella sala principale del piccolo museo, tutto ciò che era la vita di Simone, le opere in rame alle pareti e, sulla bara di legno chiaro, tutta la sua attrezzatura: le corde, la sacca del gesso, l'imbrago, le scarpette. In quella stanza, i suoi cari non hanno voluto solo permettere a tutti coloro che lo desiderassero di salutare Simone. Hanno voluto che fosse presente in tutto il suo essere, ora che il suo corpo è inerte, circondandolo di ciò che lo faceva stare bene. Non c'è rabbia, nel dolore della famiglia Navarini, non c'è rancore verso la montagna, perché - come ricordava il fratello Andrea e la famiglia ha voluto sottolineare anche nel messaggio delle memorie funebri - «solo chi conosce la montagna sa quanto viscerale il suo richiamo».

Il funerale di Simone Navarini sarà celebrato oggi, mercoledì 25 giugno, alle 10 nella chiesa parrocchiale di Ravina, quella davanti alla quale il ventinovenne passava ogni giorno partendo da casa e facendovi ritorno. Sarà troppo piccola, per contenere tutti coloro che vorranno esserci, per lui e per i suoi cari. Come troppo piccolo è lo spazio nel quale si devono confinare ricordi e appallottolare progetti, quando invece un ragazzo di ventinove anni avrebbe dovuto avere davanti a sé solo tempi e spazi liberi, come amava essere lui stesso.