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TRENTO. Ha un diavolo per capello Giuliana Aor, ex atleta e storica allenatrice di tuffi trentina della Buonconsiglio Nuoto. Il suo sodalizio tecnico con Francesca Dallapè è fruttato partecipazioni olimpiche, l'argento a Rio nel 2016 e successi europei e mondiali.
L'allenatrice non riesce a mitigare la rabbia, frutto della delusione nell'aver appreso che il Comune - con la commissione urbanistica dell'altra sera, congiunta con quella dei lavori pubblici - ha ridimensionato il progetto del nuovo polo natatorio di Trento Sud in zona Ghiaie, stralciando l'ipotizzata piattaforma per i tuffi. E ridimensionando i costi: dagli oltre 14 milioni di euro a 10 e mezzo.
«Amarezza è dire poco - sbotta Giuliana Aor - perché il mondo dei tuffi si sente oggettivamente preso in giro, da promesse e attese durate anni. Forse nessuno si rende conto in quali condizioni è lasciata allenarsi la disciplina dei tuffi a Trento».
La nuova piscina, con possibile piattaforma per i tuffi da dieci metri, era un sogno che più volte era stato accarezzato. La scintillante parabola sportiva di Francesca Dallapè (atleta dell'Esercito) insieme alla inseparabile Tania Cagnotto aveva dato grande lustro e visibilità ai tuffi e di un impianto adeguato si parla da almeno il 2008.
«Mi ricordo ancora l'incontro con il presidente di allora della Provincia Autonoma, Lorenzo Dellai, in Piazza Dante alle 7.40 del mattino. Poi di nuovo Pacher, Ugo Rossi. Non parliamo degli assessori comunali allo sport: quanti ne sono passati, non lo ricordo nemmeno più. Con Castelli sembrava fatta, ma poi i suoi stessi alleati lo lasciarono solo. E anche l'attuale assessore allo sport del Comune, Salvatore Panetta, ci aveva illusi».
Boccone difficile da digerire, la fine di una speranza durata anni. «Ma voglio precisare - prosegue Aor - che la situazione di questo sport in Trentino è critica da almeno 50 anni. Io ho iniziato a tuffarmi nel 1972. E i trampolini da uno e tre metri della piscina Manazzon in Via Fogazzaro hanno sessant'anni, si sgretolano, hanno parti arrugginite. Ciclicamente viene passata una mano di colore. Per non parlare del chiasso, urla e fischi, che c'è in piscina con i contemporanei allenamenti di nuoto. Noi usiamo due corsie tre volte la settimana e siamo accerchiati. Io non riesco nemmeno a farmi sentire dai miei atleti. Possiamo usare un trampolino alla volta e alle 18 dobbiamo andare via. Ci è stato detto che il nostro sport non ha grandi numeri, ma se c'è la struttura, crescono anche i numeri».
Giuliana Aor oggi allena una trentina tra bambini e ragazzi. Dal 2009 al 2016 gli allenamenti di Francesca Dallapé si erano spostati a Bolzano: «Lì sì che c'è una struttura all'altezza e ne fanno anche una nuova - riprende Aor - A dire il vero, in Italia ce ne sono poche. Bolzano, Trieste, Roma. In parte Torino, anche a Trieste».
E riprende: «A ogni medaglia vinta ci arrivavano rassicurazioni e pacche sulle spalle. A questo punto bastava spendere la metà e ristrutturare il polo Manazzon, realizzando una copertura per il trampolino esterno da tre metri. Che se ne faranno alla nuova piscina di un ristorante? Le gare non coincidono con l'ora dei pasti. E tra gli allenamenti, gli addetti ai lavori si mangiano un panino a bordo vasca. Era meglio una foresteria».
Conclude l'allenatrice: «Mi sembra che la progettazione di impianti sportivi in città lasci davvero a desiderare: alla Blm Group Arena si accorgono tardi che servono posti; il palaghiaccio è piccolo per le gare di hockey; la zona indoor del Campo Coni ha problemi strutturali ed è chiusa. Francesca Dallapè l'ho sentita ed è delusa e dispiaciuta anche lei. Sta pensando a una carriera da istruttrice ma le ho detto: "Senza impianto a Trento lascia perdere"».


