TRENTO. Scontro politico e polemiche dopo il voto in Consiglio comunale che non ha raggiunto la maggioranza qualificata per revocare la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Con 28 voti favorevoli, 10 contrari e due astensioni, la proposta si è fermata sotto la soglia dei quattro quinti prevista dal regolamento. Il sindaco Franco Ianeselli ha espresso un giudizio durissimo sull’esito, parlando di “vergogna” e di un segnale che colpisce l’identità storica della città.

Per il primo cittadino si tratta di “uno sfregio alla nostra storia”, ricordando come Trento sia stata insignita della Medaglia d’oro per il contributo alla Resistenza. Secondo Ianeselli, la questione avrebbe potuto essere chiusa rapidamente, ma assume invece un valore simbolico fondamentale: “Le questioni ideali non sono mai una perdita di tempo, servono a chiarire quali sono i nostri valori di riferimento”.

Nel suo intervento il sindaco ha richiamato le responsabilità storiche del fascismo, citando gli omicidi politici, le leggi razziali, la repressione e l’alleanza con la Germania nazista. Ha inoltre ricordato che il regime incarcerò Alcide De Gasperi, sottolineando l’incompatibilità tra il riconoscimento allo statista trentino e il mantenimento dell’onorificenza a Mussolini. Nel richiamo alla memoria cittadina sono stati citati anche i partigiani Giannantonio Manci, Mario Pasi, Ancilla Marighetto e Clorinda Menguzzato.

Dure anche le parole rivolte a chi ha votato contro o si è astenuto. Ianeselli ha respinto le critiche sulla presunta inutilità del voto e ha definito “pretestuoso” il riferimento alla cancel culture, ribadendo che non si trattava di cancellare la storia ma di revocare un’onorificenza. In chiusura, il sindaco ha denunciato come una parte della destra non abbia ancora fatto i conti con il passato, parlando di “oltraggio alla città” per il permanere della cittadinanza onoraria al dittatore. C.L.