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TRENTO. «Mio fratello era speciale». Poche parole, che raccolgono tutto. Il dolore, l'affetto, la mancanza. Samir Riahy è rientrato giovedì sera a Gardolo con i genitori da Mestre e per cercare di trovare un po' di conforto ha raggiunto gli amici al campetto di Canova, che ne hanno riportato il pensiero. Il campetto, dove anche Zakaria si ritrovava con i coetanei e gli amici del sobborgo e dove giovedì sera tutti si sono stretti a Samir, in attesa di poter salutare il fratello quando la salma rientrerà in Trentino dal Veneto e verranno fissate le esequie.
Il dolore di familiari e amici, ma non solo. Anche di tutti coloro che avevano avuto modo di apprezzare Zakaria. «Ci eravamo lasciati, alla fine dell'anno scolastico, dopo aver pianificato assieme il suo percorso per il prossimo anno. Siamo tutte e tutti sconvolti».
La dirigente del Pertini, Maria Rita Magistro, conosceva bene Zakaria Riahy: frequentava da due anni l'istituto professionale con l'obiettivo di diventare barbiere e aprire un giorno un salone tutto suo. Non è forzatamente edulcorato, il ricordo della dirigente, ma per questo ancor più sincero e sentito: «Posso dire quello che ho detto in queste ore alla famiglia di Zakaria. Era un ragazzo molto determinato. La scuola gli stava stretta, ma sapeva che era la via per raggiungere i suoi obiettivi. Alla fine dell'anno aveva voluto personalmente venire a parlarmi, perché non era stato un anno facile. Era davvero un ragazzo che amava la vita e sapeva mettere noi docenti ed educatori di fronte a sfide continue. Ma aveva ben chiaro il suo progetto di vita, ne avevamo parlato assieme e avevamo tracciato le basi per il percorso che avrebbe dovuto iniziare a settembre. Purtroppo rimarrà tutto incompiuto, come la sua giovane vita ed è un qualcosa di devastante. Non possiamo che ricordare la sua passione per la professione che aveva scelto, l'energia che metteva nelle ore in laboratorio, la serietà con cui era sempre pronto a mettersi in gioco, disposto a rivedere anche i suoi errori ma mai a mettere in discussione le sue scelte per il futuro. Eravamo in contatto con la famiglia di Zakaria già da un paio di giorni, quando la gravità della situazione era emersa in maniera sempre più pesante. Vedere come questo incidente abbia distrutto dei sogni, dei progetti di vita, degli affetti, in famiglia ma anche qui a scuola per i compagni, è davvero terribile».
È commosso anche il ricordo di Milos Dabizljevic, che di Zakaria era stato l'allenatore nel Gardolo fino alla scorsa stagione: «Era un ragazzino che aveva grandi doti, lo sapeva e sapeva darsi da fare per migliorarsi sempre. Era un'ala, con un gran sinistro ma era soprattutto una bella persona, uno di quei ragazzini che riesce a tenere unito un intero gruppo. Sapeva quando dare spazio alle doti individuali e quando invece mettere al primo posto il gruppo e a quell'età non è una dote che si possa dare per scontata».
Il dolore dell'ex tecnico è lo stesso dell'intera società del sobborgo, con il presidente Corrado Paolazzi che negli ultimi giorni è sempre stato in contatto con i familiari a Mestre. Ora si attende di conoscere la data del funerale.


