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TRENTO. Non c'è ancora una vera inversione di tendenza sul fronte delle morti sul lavoro. È quanto emerge dalla nuova analisi dell’Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega Engineering, che ha messo a confronto i dati relativi ai primi semestri degli ultimi quattro anni. In questo quadro, il Trentino-Alto Adige nel primo semestre 2026 si colloca in zona arancione, con un'incidenza degli infortuni mortali superiore alla media nazionale, ma al di sotto della soglia che fa scattare la zona rossa.
La fotografia nazionale restituisce un quadro ancora critico. Nei primi sei mesi del 2026 le vittime sul lavoro sono state 482, contro le 450 registrate nello stesso periodo del 2023: un aumento del 7,1%. A crescere sono soprattutto gli infortuni mortali avvenuti durante il tragitto casa-lavoro: erano 104 nel primo semestre 2023 e sono diventati 132 nel 2026. Gli incidenti mortali avvenuti direttamente in occasione di lavoro sono invece passati da 346 a 350.
Anche il numero complessivo delle denunce di infortunio è aumentato. Nei primi semestri del quadriennio considerato si è passati dalle 296.665 denunce del 2023 alle 315.452 del 2026, con una crescita del 6,3%.
Il dato utilizzato per confrontare territori con dimensioni occupazionali differenti è l'incidenza delle morti sul lavoro ogni milione di occupati. A livello nazionale era pari a 14,7 nel 2023, è salita a 15,2 nel 2024 e a 15,1 nel 2025, per scendere a 14,5 nel primo semestre 2026.
Nel dettaglio della mappatura regionale, per il primo semestre di quest'anno finiscono in zona rossa Calabria, Liguria, Sicilia, Campania, Umbria e Puglia. Il Trentino-Alto Adige, insieme a Veneto e Toscana, si trova invece in zona arancione. Sono in zona gialla Piemonte, Marche, Sardegna, Emilia-Romagna e Lombardia, mentre Lazio, Molise, Abruzzo, Friuli-Venezia Giulia, Basilicata e Valle d'Aosta rientrano nella zona bianca.
La situazione della regione assume un peso particolare anche guardando allo storico. Nel periodo preso in esame, Trentino-Alto Adige, Umbria, Sicilia e Campania sono state in zona rossa per tre anni su quattro, mentre Puglia e Abruzzo lo sono state per due anni. Al contrario, il Molise è rimasto in zona bianca per tutti e quattro gli anni analizzati.
Il rischio non è però distribuito allo stesso modo tra le diverse categorie di lavoratori. I dati evidenziano una distanza marcata tra uomini e donne: nel caso degli infortuni mortali in occasione di lavoro, l'incidenza maschile è passata da 23,5 morti per milione di occupati nel 2023 a 23,4 nel 2026, mentre quella femminile è salita da 2,3 a 2,5.
Particolarmente significativo è inoltre il dato relativo ai lavoratori stranieri. L'incidenza della mortalità in occasione di lavoro è cresciuta da 25,3 nel 2023 a 37,1 nel 2026, mentre tra i lavoratori italiani è scesa da 13,5 a 11,8. Ancora più marcata la differenza per gli incidenti mortali in itinere: per gli stranieri l'incidenza è passata da 8 a 14,3, contro il passaggio da 4 a 4,4 registrato tra gli italiani.
Un'altra fascia che continua a presentare livelli elevati di rischio è quella degli ultrasessantacinquenni. L'incidenza è scesa dai 51 casi per milione di occupati del 2023 ai 45 del 2026, ma resta comunque la più alta tra tutte le fasce d'età in ciascuno dei quattro anni analizzati.
Per l'Osservatorio, i dati mostrano dunque criticità che non possono essere ricondotte a un singolo anno. «Il rischio di perdere la vita sul lavoro resta su livelli che non possiamo accettare», è la valutazione espressa da Mauro Rossato, presidente dell'Osservatorio Sicurezza e Ambiente Vega, che richiama la necessità di interventi mirati su prevenzione, formazione e controlli.
La classificazione dell'Osservatorio considera bianca una regione quando l'incidenza è inferiore al 75% della media nazionale, gialla quando si colloca tra il 75% e la media, arancione quando supera la media ma resta entro il 125% e rossa quando supera il 125% della media nazionale.


