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TRENTO. Raffaele Pedrotti ha festeggiato domenica 2 agosto un traguardo speciale: 50 anni di lavoro nel commercio. Aveva appena 16 anni quando, il 2 agosto 1976, iniziò come apprendista alla Prealpina di piazza Santa Maria Maggiore. Da allora la passione per le vetrine e per le calzature lo ha portato a lavorare in diverse città italiane, prima di tornare nella sua Trento, dove dal 2007 gestisce il negozio "Pedrotti Calzature" in via Manci.
«All'inizio è successo quasi per gioco. Ho avuto la possibilità di iniziare a lavorare nel commercio, ma a me piaceva fare le vetrine. Ho iniziato alla Prealpina il 2 agosto 1976, come riporta il libretto di lavoro che conservo ancora. Da apprendista sono diventato titolare di un negozio: è stato un percorso ricco di soddisfazioni e di belle storie, soprattutto da quando è iniziata la parentesi più bella, quella del mondo della calzatura. Non avrei mai immaginato di arrivare fin qui».
L'esperienza con Madras è stata una tappa decisiva della sua carriera. «Mi ha permesso di lavorare nei punti vendita di Verona, Bolzano, Milano, Firenze e soprattutto Trento. Ho sempre amato la mia città e nell'ottobre 2007 ho aperto il negozio in via Manci. È stato un momento difficile, perché poco dopo è arrivata la crisi e mi dispiaceva lasciare la clientela del punto vendita Madras. Ho comunque deciso di mettermi in gioco e la scommessa è stata vinta. Alcuni clienti si sono affezionati al punto da diventare amici: uno di loro è stato anche il mio testimone di nozze».
Per Raffaele Pedrotti il rapporto con il cliente resta il cuore del mestiere. «Quando una persona entra dalla porta ha già fatto una scelta. Che acquisti oppure no, per me non cambia nulla: tutti meritano la stessa attenzione. Li ringrazio perché è grazie alla loro fiducia se ho superato anche i momenti più difficili. Per questo sono contrario al mercato online: ti priva del contatto umano, del confronto diretto e della possibilità di toccare con mano la merce».
In cinquant'anni ha visto cambiare anche Trento e il modo di fare acquisti. «La città è cambiata molto, ma resta vivibile. Anche i turisti mi dicono che è bellissima e l'università ha dato un contributo importante. Mi è capitato spesso di conoscere i genitori degli studenti che, quando venivano a trovare i figli, passavano anche in negozio. Oggi il cliente è più informato, usa molti termini inglesi e ha una maggiore consapevolezza della moda».
Le soddisfazioni più grandi, però, non riguardano solo il lavoro. «È bello aver contribuito alla crescita professionale di tante persone. Ma la soddisfazione più grande è aver mantenuto la mia famiglia e aver visto crescere i miei tre figli. A loro e ai miei colleghi posso solo dire grazie».


