TRENTO. Continua a far parlare di sé il progetto bypass, questa volta per via di alcune criticità evidenziate dall'Agenzia provinciale per l'ambiente (Appa). Con una comunicazione al Ministero dell'Ambiente e alla Commissione tecnica Pnrr-Pniec, l'Appa esamina la situazione nelle aree che verranno attraversate dalla circonvallazione ferroviaria ed evidenzia i limiti dei monitoraggi ambientali condotti da Italferr (la società di ingegneria del gruppo Ferrovie dello Stato), soprattutto in quelli riguardanti l'ambiente idrico.

I risultati non convincono per via di criticità in metalli come cadmio, cromo, nichel e piombo: «I risultati riportati nelle tabelle di Rfi-Italferr sono costantemente al di sotto dei limiti di quantificazione del laboratorio». Questi limiti (i valori minimi rilevabili in modo preciso ndr), risultano essere in realtà troppo alti e quindi inadeguati per un confronto con i campioni prelevati che si dimostrano insufficienti per capire se si stanno rispettando i limiti di concentrazione sicuri per la salute e l'ecosistema. Le buone notizie sono che i valori delle componenti atmosfera e rumore sono a norma, ma alle cattive se ne aggiunge un'altra.

Ci sono problemi nel campionamento delle diatomee (alghe unicellulari), importanti indicatori della qualità dell'acqua. «Nei i monitoraggi - puntualizza nella nota l'Appa - c'è un discostamento notevole dal numero minimo di 400 valve di diatomee. Le prossime rilevazioni di aprile andranno fatte con la presenza anche del nostro personale al fine di evidenziare sul campo le eventuali problematiche. Vanno utilizzati substrati appositi (come ciottoli), da lasciare immersi per almeno quattro settimane, in modo da permetterne la colonizzazione da parte delle diatomee. Durante le rilevazioni sono stati commessi diversi errori e quindi i risultati ottenuti sono inaffidabili e privi di valore scientifico».

Infine, nonostante i valori delle vibrazioni siano corretti, anche se riguardano 2 siti di misura anziché i 5 previsti, per una valutazione completa l'Appa ritiene che il monitoraggio necessiti di alcune integrazioni: «Bisognerebbe allegare il diario di cantiere per capire a quali attività si riferiscono le accelerazioni misurate, individuare da subito gli altri tre siti di misura per poter fare delle correlazioni nel tempo, integrare anche le velocità di scuotimento per definire le sollecitazioni ed utilizzare una strumentazione con certificati di calibrazioni più recenti per una maggiore affidabilità dei dati (nel 2025 si sono usati strumenti certificati nel 2022)».

Dal monitoraggio svolto lo scorso ottobre da Italferr è emerso che la presenza di ferro, piombo e nitriti ha superato la soglia di contaminazione. Nel punto denominato Pz 2 nell'area ex Scalo Filzi è stato riscontrato un valore del ferro quattordici volte superiore al limite imposto dalla tabella 2 nell'allegato V del decreto legislativo 152/2006 (dedicato alle procedure di valutazione sull'impatto ambientale ndr). Nello stesso sito i valori degli idrocarburi policiclici aromatici non risulterebbero in linea rispetto al trend finora rilevato per cui, in accordo con Appa, sono in corso degli approfondimenti. Per quanto riguarda il ferro, il superamento dei limiti in due punti delle aree di Trento nord è stato ampiamente riscontrato durante tutte le fasi del monitoraggio e si tratta di fenomeni di desorbimento dei minerali naturalmente presenti in quei terreni.

Anche per il piombo sembrerebbe rimanere tutto invariato: «Il superamento del parametro nel punto denominato Aso 07 è in linea con il trend riscontrato nelle campagne precedenti - si legge nell'ultimo report di Italferr - e il piezometro, strumento per monitorare il livello delle acque sotterranee, è ubicato all'interno dell'area adiacente all'Ex Sloi, in cui è in atto un procedimento amministrativo di bonifica. Non trattandosi di un'anomalia puntuale è possibile riscontrare tale contaminazione. Negli altri punti monitorati, le concentrazioni sono prossime o inferiori alla rilevabilità analitica».