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TRENTO. Dietro al feretro bianco, nella prima bancata della chiesa, si stringono in un unico e commovente abbraccio, Roberto Rech e suoi due figli, Manuela e Tommaso. Sono un tutt'uno davanti a quella foto che ritrae il sorriso di Giovanna Malacarne, 53 anni, moglie del poliziotto e mamma dei due ragazzi, ora soltanto distrutti da un dolore immenso. Una morte improvvisa, quella della 53enne, avvenuta nelle acque del lago di Lavarone, durante ciò che amava più fare: nuotare. Ed è dall'acqua che lunedì pomeriggio, al funerale celebrato nella chiesa di San Carlo, don Rodolfo Pizzolli è voluto ripartire. Da quell'elemento da lei tanto amato ma che, all'ultimo, l'ha anche tradita. «L'acqua che è vita, può diventare anche un elemento di termine», ha detto il parroco durante l'omelia. «Giovanna trova tutto l'amore che ha vissuto, che ha dato a tutte le creature che ha incontrato. Ritroverà tutto il bene che ha fatto nella sua vita, non solo professionale, ma anche dal punto di vista dell'attenzione umana. Nel riuscire a cogliere chi aveva davanti: non un caso, ma delle persone. Soprattutto nei momenti della malattia, ci vuole sempre quell'umanità e quell'attenzione, quella capacità di condividere». Che Giovanna, per indole, evidentemente aveva come valore intrinseco.
In tanti hanno affollato la chiesa della Clarina, dove l'operatrice socio sanitaria viveva con la famiglia. Parenti, amici e colleghi non hanno saputo trattenere le lacrime, ricordando quella persona tanto sportiva quanto altruista, che ora lascia un enorme vuoto nel cuore di chiunque l'abbia incontrata sul suo percorso. Perché Giovanna, di fatto, era una persona dall'animo buono che non si è mai risparmiata per nessuno. «Per noi sei sempre stata la zia "sportivona" - ha detto dall'altare, con voce rotta, una nipote - quella che si alzava presto la mattina per andare in bicicletta, quella che partiva per il bosco alla ricerca dei funghi e quella che andava in piscina a fare le sue 50 vasche solo per "sgranchirsi un po' fuori", come dicevi tu. Eri davvero instancabile. Tu, zia, le cose le hai fatte in grande davvero. Hai amato in grande, hai vissuto in grande, hai riso in grande, hai fatto preoccupare tutti in grande e hai lasciato un segno enorme nella vita di tutti noi».
«Rimarrai una gemma preziosa custodita con cura nel mio cuore», ha aggiunto un'amica e «sorella» di Giovanna. La 53enne, originaria di Ragoli, si era trasferita nel capoluogo dopo essersi sposata. Lasciata la professione di parrucchiera, aveva deciso di formarsi per diventare oss, lanciandosi in una nuova avventura. Seguendo quella che era sempre stata la sua natura, aiutare il prossimo.
Ed è qui che era riuscita a esprimere al meglio se stessa, dedicandosi per undici anni ai pazienti della Rianimazione del Santa Chiara di Trento per poi approdare nella Squadra trasporti. Accanto alla sua amata professione, c'era però lo sport: il nuoto e la bici, in particolare, erano diventate la sua grande passione.


