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TRENTO. La chiusura del circolo dei Reversi? Una ferita per chi quel circolo l'ha costruito e ha contribuito a tenerlo in piedi per 70 anni, senza problemi di vicinato e con un buon rapporto con la comunità. Una perdita per il quartiere, che si era abituato a quella presenza.
Così fotografa l'attuale situazione uno che il circolo lo conosce bene, Alessandro Pedrotti, ex presidente, che affida all'Adige una lunga riflessione su quel che sta accadendo in via San Martino. Augurandosi che faccia un passo avanti qualcuno capace di prender per mano la storia pluridecennale del circolo, garantendole un futuro. I fatti sono noti: per morosità è stato ingiunto al circolo di lasciare la sede che lo ospitava. L'attuale gestore lamenta il fatto che a rendere la vita difficile ed economicamente insostenibile al circolo è stato il condominio, che ha impedito di ospitare eventi musicali.
Certe sono alcune cose: la serranda è là, tirata su una storia lunga settant'anni. E tanti sono i soci ora costernati da quanto sta accadendo. A loro prova a dare voce Pedrotti: «Scrivo con il cuore colmo di emozione, come portavoce di centinaia di soci che, insieme a me, hanno vissuto il Circolo Redicoi Reversi e Policarpi -- nato nel quartiere di San Martino e profondamente intrecciato con la vita dei suoi abitanti -- non come una semplice associazione, ma come una casa, una famiglia, un punto di riferimento per generazioni. Non è mia intenzione offendere nessuno, né puntare il dito. Parlo per ciò che ho vissuto in prima persona, avendo ricoperto il ruolo di presidente legale per dieci anni: anni in cui ci si riuniva almeno una volta al mese, e ogni socio portava idee, entusiasmo, sogni.
A volte i confronti erano accesi, certo, ma sempre animati da quella passione genuina che nasce quando si tiene davvero a qualcosa. Lo statuto era la nostra bussola: socialità, aggregazione, collaborazione con il quartiere e con i suoi residenti, rispetto del buon vicinato. E per decenni, nessun reclamo, nessuna frattura. Solo vita condivisa».
Il fulcro, osserva Pedrotti, è il rapporto con la comunità: «La nostra gestione ha costruito legami, collaborazioni, ponti con altre realtà, perché il Circolo era questo: un luogo che non si chiudeva, ma si apriva. Un luogo che apparteneva al quartiere di San Martino e che il quartiere sentiva come proprio, fin dalla sua nascita».
Se questi sono i punti cardinali di una storia condivisa, Pedrotti evidenzia però il cambio di passo recente, che sembra non essere stato granché apprezzato dai soci storici: «Con grande rammarico -- e lo dico con la voce di moltissimi soci e anche dei fondatori -- negli ultimi tre anni quella guida, quella direzione chiara, si è smarrita. La chiusura del Circolo per morosità ha ferito profondamente tanti di noi, e anche molti abitanti di San Martino che lo hanno sempre considerato parte della loro storia. Una ferita ancora più dolorosa perché non causata dai soci, ma da una gestione che non ha saputo custodire ciò che per settant'anni è stato un patrimonio di comunità.
Eppure, nonostante tutto, io spero - conclude l'ex presidente Pedrotti - Spero che un nuovo "timoniere", con un equipaggio esperto e nuove energie, possa riportare la nostra barca ai suoi antichi fasti, alla convivialità, alla storia, all'aggregazione che hanno fatto del Circolo un simbolo per generazioni, non solo per i Soci, ma per tutto il quartiere di San Martino. Il mio pensiero più affettuoso va ai Soci fondatori, veri volontari, che hanno dato tutto senza chiedere nulla, in silenzio, con dedizione pura. A loro, e a ciò che hanno costruito, va il mio più profondo rispetto. Chapeau».


