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TRENTO. Si abbassa un'altra serranda in città. Non c'è pace per il commercio di Trento che continua a fare fatica. La catena di calzature tedesca Deichmann in via Manci lascia il capoluogo dopo 5 anni: affitti troppo alti e clientela sotto le attese le motivazioni. L'esterno delle vetrine del negozio da qualche giorno è stato coperto dalla scritta «Svuota tutto» e all'interno buona parte è già stata sgomberata. La chiusura definitiva è prevista per il 3 ottobre e l'unico punto vendita Deichmann che rimarrà in Trentino sarà quello al Millennium Center di Rovereto. Nel negozio di Trento lavoravano sette persone. A tutte è stata presentata la proposta di trasferimento negli altri punti della catena.
Per il centro storico scatta dunque un nuovo campanello d'allarme, soprattutto perché a decidere di chiudere è una grossa catena internazionale e non un piccolo esercente, segno che l'aumento dei costi non risparmia nessuno. Al posto del negozio di calzature potrebbe arrivare una parafarmacia, ma non è ancora ufficiale. Certa è, ormai da qualche giorno - precisamente dal 27 agosto -, la nuova apertura sull'altro lato della via di Ovs Atelier, il quale prende il posto del negozio di abbigliamento Dopplegänger che ha alzato bandiera bianca. Tra le recenti chiusure va segnalata anche quella di Tescoma (utensili da cucina e articoli per la casa) in via San Pietro.
A pesare sono gli affitti elevati, la concorrenza serrata dell'online e la sempre minore attrattività del centro storico. Lunedì dal confronto tra l'Associazione commercianti al dettaglio di Confcommercio Trentino e la Camera di Commercio era emerso un quadro preoccupante: il numero dei punti vendita diminuisce mentre cresce il peso relativo delle strutture più grandi. Non è però soltanto una questione di organizzazione dell'offerta. Dietro la trasformazione ci sono anche nuove abitudini di consumo: meno tempo dedicato agli acquisti, maggiore concentrazione della spesa, ricerca di luoghi nei quali trovare più categorie merceologiche e ricorso sempre più frequente all'e-commerce.
Il presidente dell'Associazione commercianti al Dettaglio Massimo Piffer ha evidenziato: «Il negozio di prossimità non può essere considerato soltanto come un esercizio economico. È anche punto di relazione e spesso presidio di sicurezza. Quando un'attività chiude perdiamo un pezzo di comunità».
Per Piffer occorre intervenire sulle condizioni che permettono alle piccole imprese di rimanere sul territorio. Uno dei nodi indicati con maggiore forza è l'accessibilità dei centri urbani, tema che comprende parcheggi, mobilità e possibilità di raggiungere i negozi. «Per il cittadino è difficile accedere al centro storico - è convinto Piffer sollevando la questione dei parcheggi -. C'è bisogno che il consumatore possa in maniera disinvolta venire a fare acquisti, potendo lasciare la macchina vicino. Altrimenti, visto anche l'aumento delle temperature e l'invecchiamento della popolazione, è normale che si preferisca la comodità dei centri commerciali al girare per trovare un posteggio, per di più a pagamento».
Il presidente dei commercianti sostiene che: «Sugli affitti servirebbe intervenire a livello statale. La grande catena se conviene rimane altrimenti si sposta, ma il commercio trentino è formato in larga parte da microimprese le quali hanno bisogno dei flussi di persone per sopravvivere».


