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TRENTO. La presidente del comitato San Martino Buonconsiglio Martina Margoni, ha da tempo nel mirino quello che lei chiama sogno: la riapertura al pubblico, in qualche forma, in qualche modo, di Torre Verde. E non è l'unica - nel quartiere ma non solo - a credere possibile l'impresa.
Per adesso un primo passo il comitato l'ha compiuto, in questa direzione: è riuscito a farsi aprire la torre, per valutarne le condizioni e per dare un'occhiata dentro uno dei manufatti più antichi della città. La visita è servita, soprattutto, per galvanizzare tutti: è bastato arrivare in cima e volgere lo sguardo verso il castello del Buonconsiglio, da quell'inedito angolo di visuale anche più suggestivo del solito, per via della differente prospettiva, per rafforzare quella che era un'idea di massima.
Al sopralluogo ha partecipato anche l'architetto Andrea Dalla Torre, che è nel direttivo del comitato e anche lo storico William Belli. A loro si è aggiunto il presidente della circoscrizione centro Claudio Geat, per altro anche lui membro del direttivo.
«La prima cosa che salta all'occhio è l'enorme quantità di foglie e la necessità di una pulizia - osserva Martina Marangoni - ma è stato davvero bello vedere il castello da lassù».
Per il comitato, non è solo una questione romantica: da tempo tra le priorità del gruppo, c'è quella di valorizzare la storia del quartiere, magari attraverso percorsi culturali che permettano ai visitatori di capire dove sono e di apprezzare davvero la stratificazione storica evidente sugli edifici anche in quest'angolo di città a ridosso del centro storico.
«Ora l'architetto Dalla Torre e lo storico Belli predisporranno una relazione, la base per un progetto da portare al Comune. Poi chiederemo un incontro» conclude Margoni. Che sposta lo sguardo al recente annuncio dell'assessore Stanchina, di far e un'isola pedonale in via Suffragio: «È nei nostri programmi da tempo, è un'idea che condividiamo e sosteniamo».
La Torre. Posta a difesa della porta di S. Martino, ora scomparsa, era il baluardo che concludeva la cinta muraria sugli argini del fiume Adige prima della deviazione del 1858. Qui le imbarcazioni cariche di merci dovevano pagare il pedaggio imposto dal Principe Vescovo. In sostanza, una vera «torre di controllo» del traffico fluviale di zattere che nell’antichità era intensissimo. L'abbattimento delle mura, che collegavano la torre al vicino castello, l'ha isolata dal suo naturale contesto. La Torre è al momento visibile solo dall'esterno.


