TRENTO. A dieci anni dalla morte, il Comune di Trento ricorda la figura di padre Fabrizio Forti, frate cappuccino, cappellano del carcere di Trento, fondatore e anima della Mensa della Provvidenza. A padre Forti sarà intitolato il piazzale davanti alla Casa circondariale; inoltre, in suo ricordo sarà scoperta una targa in un’aiuola all’ingresso del carcere.

Due gli appuntamenti in programma per venerdì prossimo, 16 ottobre.

Alle 15.30, alla Casa circondariale in via Beccaria 3, si terrà la cerimonia di scopertura della targa in suo ricordo e di intitolazione del piazzale.  Alle 17.30, allo Spazio Humus (ex convento dei Frati Cappuccini), in via Laste 3, si svolgerà invece una tavola rotonda dedicata alla sua figura, un dialogo tra chi lo ha conosciuto e chi raccoglie la sfida del suo esempio. Parteciperanno Giulia Casonato, assessora alle Politiche sociali, Casa e Partecipazione del Comune di Trento; Mattia Civico, direttore della cooperativa Punto d’Incontro; Violetta Plotegher, presidente di Atas; Ezio Darugna, volontario della Mensa della Provvidenza. Modererà Lauana Atkinson Alvares di «Cucine popolari».

Altri appuntamenti

Domenica 18 ottobre, alle 16, al Cimitero di Piazzo, ci sarà la marcia della Pace sulle orme di padre Fabrizio, a cura delle associazioni Valle Aperta, Stella Bianca Valle di Cembra, Sorgente 90 e il Volo. Inoltre, giovedì 15 ottobre alle 12, presso la Casa circondariale, si terrà la consegna da parte della Provincia autonoma di Trento del nuovo punto di ristorazione «Tavolo 27» all'impresa sociale Spinipizza. Sabato 17 ottobre, alle 20, si terrà la Santa Messa presso la Chiesa della Visitazione di Maria a Gardolo, in piazza Libertà.

Nota biografica su padre Fabrizio

Mario Forti nacque a Gardolo il 20 ottobre 1949. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Istituto magistrale A. Rosmini di Trento, nel 1966 entrò nel noviziato dei Frati Minori Cappuccini. Nel 1975 pronunciò la professione solenne e assunse il nome di padre Fabrizio. Qualche anno più tardi, nel 1981, al termine degli studi, venne ordinato sacerdote. La sua attività si caratterizzò fin da subito per l’attenzione verso le persone in difficoltà. Ancora prima di terminare gli studi, condivise con alcuni confratelli l’esperienza della Casina di Calavino, una fraternità contemplativa che ospitava una comunità terapeutica per tossicodipendenti e persone affette da disagio psichico, attiva fino al 1979.

Dopo aver insegnato per qualche anno alla scuola elementare di Tonadico, nel 1982 riprese a occuparsi, per oltre tre lustri, delle persone con disagio psichico attraverso la neocostituita associazione Valle Aperta, con sede dapprima presso l’eremo di Piazzo di Segonzano, poi a Ponciach di Giovo. Si dedicò inoltre ai giovani attraverso l’associazione culturale Sorgente 90. Per tutti gli anni Ottanta collaborò anche attivamente all’esperienza del Punto d’Incontro di Trento.

All’inizio degli anni Novanta fu nominato segretario nazionale della commissione «Giustizia, pace, ecologia» dei Frati Minori Cappuccini italiani. L’incarico lo portò a promuovere e a partecipare attivamente a diverse iniziative a sostegno della pace nei Balcani, tra cui «Anch’io a Sarajevo», la marcia della pace «Mir sada – pace subito» e il «Cammino per la pace nella città di Mostar».

Nel 1994 contribuì all’apertura, a Gardolo, di Casa Lamar, una struttura destinata all’assistenza delle persone affette da Aids, della quale rimase assistente spirituale fino alla morte.

Sempre negli anni Novanta fu attivo anche nell’ambito ecologico, soprattutto attraverso il Comitato per la salvaguardia dell’Avisio, impegnandosi per la valorizzazione e la difesa del territorio e contro la costruzione della diga di Valda.

Nel 1998, a seguito della decisione del Capitolo dei Cappuccini di porre fine all’esperienza della comunità di Piazzo, gli venne conferito l’incarico di superiore del convento della Cervara di Trento. Fu qui che, su sua iniziativa e con la collaborazione di numerosi volontari, nacquero la Mensa della Provvidenza per i poveri e un piccolo dormitorio.

Dopo un triennio trascorso nel convento di Terzolas, nel 2004 tornò a Trento e iniziò, in qualità di cappellano, la sua attività con i detenuti, dapprima a Rovereto e in seguito nella nuova struttura di Spini di Gardolo. Un impegno proseguito fino alla morte improvvisa, avvenuta nella notte tra il 15 e il 16 ottobre 2016.