TRENTO. Venerdì sera presso la sala del teatro parrocchiale il sindaco Franco Ianeselli ha consegnato nelle mani del nipote Alessandro Zucchetti il piastrino di riconoscimento del fante artigliere Giovanni Bridi di Mattarello, classe 1916, disperso in Russia che è ritornato simbolicamente nel suo paese natale grazie ad un oggetto concreto della sua vita perduto in un tempo lontano che ritorna, però, perché niente muore finché uno solo ricorda.

Soldato di leva nel 1936, partecipante fra il 1937 e il 1938 alle esercitazioni militari in Libia, mobilitato allo scoppio della guerra nel 1940, Giovanni Bridi partì per il fronte inquadrato nel 73º Gruppo obici 210/22. Nel 1942 fu spedito in Russia, fu fatto prigioniero e recluso nel campo di Nekrylovo dove morì l'11 febbraio 1943 per cause ignote e lì fu sepolto.

La sua medaglietta identificativa, ritrovata nel 2019 e riportata in Italia dalla località di Certkovo dal gruppo "ARMIR-Il ritorno dall'oblio", che si occupa di ricercare caduti, dispersi e reduci dal fronte russo e di recuperare i loro cimeli, è stata trasmessa dalla presidente Ènia Accettatura all'ex capogruppo delle Penne Nere Paolo Tamanini che ha seguito i passaggi di questo ritorno di Giovanni Bridi che nel 1942 a Spiazzo Rendena, probabilmente durante una licenza, sposò Isabetta Terzi ed ebbe una figlia, Romana Giuseppina, madre di Alessandro al quale è stato consegnato il piastrino.

Alla cerimonia che rimandava all'analogo evento celebrata nel 2019 per la consegna ai famigliari del piastrino dell'alpino caduto Pio Lorenzini (1920-1943), con il capogruppo delle Penne Nere in carica Dario Giuliani sono intervenuti anche il presidente della Federazione di Trento nonché consigliere nazionale dei Fanti d'Italia Nino Manchia con rappresentanze di numerose sezioni trentine con labaro e il presidente della circoscrizione Alessandro Nicolli. 

La consegna, suggellata dalla recita della Preghiera del Fante, è caduta in coincidenza dell'83esimo anniversario della battaglia di Nikolajewka, combattuta il 26 gennaio 1943. Qui, grazie all'eroismo degli alpini della Tridentina, i soldati italiani, in condizioni estreme, reduci dalla caotica e disorganizzata ritirata dalla linea del Don, pressoché abbandonati a loro stessi, travolsero la resistenza, ruppero l'accerchiamento delle truppe sovietiche e raggiunsero la salvezza.

Definita «la più grande avanzata all'indietro dell'esercito italiano», la tragedia è stata ricordata da Alfonso Masi, nel suo celeberrimo monologo "Non tutti ritornarono", nel quale, attingendo alla memorialistica dei superstiti, ripercorre la vicenda esemplare di un alpino che vi partecipa dapprima convinto di combattere l'ateismo dei sovietici in nome della civiltà cristiana e che poi gradualmente rifiuta gli ideali fascisti e ripudia la guerra.

Protagonisti del recital, intenso e toccante, il Coro Amicizia di Volano, diretto da Tarcisio Tovazzi, e il Quintetto Amarcord, con Alfonso Masi voce narrante, Luciano Maino alla fisarmonica, Michele Tovazzi al contrabbasso, Patrick Coser alla chitarra ed Ester D'Amato voce narrante e canto, che con le Penne Nere hanno reso omaggio agli altri dispersi di Mattarello in Russia: Ernesto Berti, Aldo Cainelli.

Nel dettaglio si tratta di Giovanni Campregher, Pietro Carlin, Valentino Ducati, Mansueto Ferrari, Carlo Giovanetti, Dario Giuliani, Umberto Lunelli, Riccardo Montel, Mario Perini, Aldo Pescador, Iginio Postal, Rino Postal, Remo Tomaselli, Celeste Tomasi e Carlo Zorzi, mentre Onorato Dalponte, Bruno Depaoli e Eros Lisimberti, dispersi in Montenegro e nell'Adriatico.