TRENTO. Ieri sera, la serranda del Malybar si è abbassata per l'ultima volta. Oggi Michela Cavosi e la mamma, Claudia Stenico, saranno ancora in via Veneto a sistemare le ultime cose, ma un pezzo di storia della città si è chiusa. Ad aprirla era stato Adriano Cavosi, il padre e il marito di Michela e Claudia, che aveva iniziato un'avventura lunga cinquantacinque anni nel 1971.

Adriano aveva lasciato le redini della sua creatura a Michela nel 2017, per concedersi dopo quarantasei anni la meritata pensione.

«Salutiamo senza rimpianti, ma anzi con tanta gratitudine», spiegava ieri Michela Cavosi: «In questi giorni abbiamo ricevuto innumerevoli manifestazioni d'affetto: in tanti sono passati a salutarci, a lasciarci fiori, pensieri, regali».«Vuol dire che abbiamo lavorato bene, abbiamo seminato tante cose buone lungo questo percorso», ha aggiunto Claudia.

Un percorso che ha attraversato la storia recente del capoluogo e di una sua parte tanto importante, viva, come il rione di San Giuseppe e la zona dei Casoni. Un percorso iniziato nei primi anni Settanta da Adriano, allora giovanissimo barman, nemmeno diciottenne, assieme al fratello di poco più grande.

Il Malybar - che ha sempre conservato il suo nome per oltre mezzo secolo - da subito era diventato un punto di riferimento per quello che allora era ancora un paesone, nel mezzo della città, con relazioni, rapporti molto diversi da quelli di oggi. E che proprio nel Malybar continuavano a rinsaldarsi per i residenti storici di San Giuseppe.

Rapporti, relazioni e tante attività economiche di vicinato che ora non ci sono più, come ricorda Claudia, dietro al banco del Malybar dagli anni Ottanta: «Di fianco a noi c'era da un lato l'Ente Consumi, dall'altro il pane e latte. Poco oltre c'erano la pasticceria Lonzi e un'officina, poi poco più su la macelleria e l'ortofrutta. Era tutto un altro quartiere».

Anche questi cambiamenti hanno spinto Michela, dopo quasi dieci anni, a prendere la decisione di lasciare: «È uno dei lavori più belli che ci siano, ma fisicamente molto impegnativo, chiunque abbia passato del tempo dietro al banco di un locale lo sa. Io ho dovuto negli anni affrontare anche problemi di salute, che non hanno di certo reso il tutto più facile. Quindi, da ormai qualche mese, avevo iniziato a pensare alla possibilità di lasciare».

Via Vittorio Veneto e il rione di San Giuseppe ringraziano e salutano il Malybar. Ma presto le serrande del locale potrebbero rialzarsi: la famiglia Cavosi è infatti già in contatto con alcuni giovani esercenti che potrebbero rilevare l'attività e dare nuova vita a un locale che è sempre stato più di un semplice bar.