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TRENTO. È stato presentato ieri pomeriggio, mercoledì 17 dicembre 2025, a HarpoLab il Rapporto infanzia e giovani 2025 del Comune di Trento, finanziato nell’ambito del protocollo Unicittà. A illustrare i risultati della ricerca la vicesindaca e assessora alle Politiche giovanili Elisabetta Bozzarelli, insieme al direttore del Dipartimento di Sociologia dell’Università di Trento Marco Brunazzo, a Ermenilda Levari dell’Azienda provinciale per i servizi sanitari, a Silvio Fedrizzi, Paola Delrio e Paola Penasa per il Comune, e a Lucio Matteo Pascale, borsista di ricerca universitario. Il rapporto offre una fotografia aggiornata e articolata della condizione di bambini, adolescenti e giovani, estendendo per la prima volta l’analisi anche alla fascia 18-29 anni e affiancando ai dati quantitativi momenti di ascolto e focus group.
Dal punto di vista demografico emerge una crescita contenuta della popolazione residente, sostenuta soprattutto dai flussi migratori. Aumenta del 13,4 per cento la fascia over 65, mentre quella under 18 registra un calo dell’8,5 per cento; dal 2015 le nascite sono diminuite del 19,9 per cento. Cambiano anche le famiglie, con un aumento dei nuclei unipersonali e una riduzione di quelli con figli. Sul fronte dei servizi, Trento mantiene una buona copertura dei nidi, che garantiscono l’accesso a oltre il 50 per cento dei bambini tra 0 e 3 anni. Nella scuola si osservano gli effetti della denatalità, una maggiore presenza di studenti con background migratorio e bisogni educativi speciali e una persistente divisione di genere nelle scelte formative. L’Università di Trento si conferma polo attrattivo nazionale, con studenti fuori sede pari a circa il 75 per cento del totale, ma restano critici il tema degli alloggi e la transizione al lavoro.
Il mercato del lavoro giovanile mostra segnali di ripresa: il tasso di occupazione under 35 è in crescita e superiore alla media italiana, con un aumento medio annuo del 3,75 per cento dal 2021. La stabilità occupazionale resta però fragile, con una prevalenza di contratti a termine e intermittenti. L’imprenditoria giovanile appare più vitale rispetto al dato nazionale, soprattutto in agricoltura, servizi e professioni tecnico-scientifiche, mentre le imprese segnalano difficoltà nel reperire competenze adeguate e il 54 per cento dei giovani immagina un futuro lavorativo fuori provincia. I Neet sono in calo dell’8,53 per cento e rappresentano il 10,3 per cento dei giovani tra 15 e 34 anni. Sul piano economico, l’aumento dei prezzi del 15 per cento dal 2021 supera la crescita del reddito medio pro capite (+10,5 per cento), con disuguaglianze sociali ancora marcate.
Rilevante anche il capitolo su welfare, partecipazione e salute. Nel 2024 il servizio Welfare e coesione sociale ha preso in carico 2650 utenti, per il 55,9 per cento minorenni, con un aumento significativo degli interventi educativi domiciliari e degli spazi neutri, a fronte di una riduzione di quelli sostitutivi. La partecipazione civica resta un punto di forza: il 24 per cento dei giovani trentini svolge volontariato formale, più del doppio della media nazionale. Sul benessere, i giovani mostrano stili di vita complessivamente sani, ma crescono sedentarietà, disagio psicologico e uso problematico degli schermi. Il rapporto analizza infine le risorse: 51,5 milioni di euro della spesa corrente comunale sono destinati al target 0-29 anni, a cui si aggiungono 47,54 milioni per opere pubbliche. Ne emerge l’immagine di una città in evoluzione, chiamata a consolidare qualità della vita e coesione sociale affrontando le nuove sfide delle giovani generazioni.


