TRENTO. Il Senato accademico dell’Università di Trento, riunito oggi in seduta ordinaria nella composizione integrata con la componente studentesca, ha approvato una nuova mozione di posizionamento sulla questione israelo-palestinese. L'approvazione, tuttavia è avvenuta con il voto contrario dei due rappresentanti degli studenti che chiedevano un riferimento più esplicito al genocidio.

Nella dichiarazione si legge che, “in linea con le prese di posizione di tante altre istituzioni italiane, il Senato accademico esprime pieno sostegno e apprezzamento per i segnali di riapertura del dialogo, arrivati nei giorni scorsi con la firma dell’accordo per il cessate il fuoco, il ritiro delle truppe da Gaza e il rilascio degli ostaggi israeliani e dei prigionieri palestinesi. Lo si interpreta come segnale di distensione e di impegno diplomatico che, pur non risolvendo la drammatica situazione in Palestina, costituisce un primo atto concreto”.

L’organo accademico chiede inoltre che “venga fatto ogni sforzo per il pieno supporto ai feriti e ai malati, una piena assistenza sanitaria per la popolazione civile e la tutela del diritto all’istruzione, anche a livello universitario”.

Il Senato ha poi ribadito la posizione già assunta nei mesi scorsi “nei confronti delle autorità israeliane per i gravissimi crimini di guerra messi in atto che hanno portato alla fondata accusa di genocidio ai danni della popolazione palestinese, sostenuta da autorevoli enti internazionali”. L’Ateneo trentino ha rinnovato l’appello “a una soluzione pacifica e diplomatica, nel rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni degli organismi sovranazionali”, chiedendo che “al popolo palestinese sia riconosciuto il pieno diritto all’autodeterminazione”.

Dal febbraio 2024, questa posizione è stata ribadita più volte, anche attraverso mozioni del Senato accademico e del Consiglio Studentesco e l’adesione all’appello “Salviamo Gaza”. Il rettore ha inoltre sollecitato le istituzioni politiche nazionali ed europee “ad assumere una posizione chiara”, chiedendo alla CRUI di discutere una mozione per esercitare “una forma più incisiva di pressione sul governo italiano”.

Nella precedente seduta del 15 ottobre, il Senato aveva già approvato tre azioni concrete: l’istituzione di borse di studio per studenti e studentesse provenienti da zone di conflitto; la creazione di un Laboratorio permanente sui conflitti come spazio multidisciplinare di analisi e confronto; e il rafforzamento della formazione etica e di sicurezza nella ricerca, a supporto di ricercatori e ricercatrici.