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TRENTO. La colonnina di mercurio non scende a - 4 gradi e quindi non si può parlare di emergenza freddo. Con il risultato che da ieri sera, martedì 13 gennaio, 64 senzatetto di Trento sono stati costretti a trovare ripari di fortuna. Il Nucleo di valutazione composto da Provincia, Comune e Caritas ha infatti deciso di sospendere il piano di emergenza, chiudendo alcune decine di posti letto aggiuntivi che vengono attivati solo nel caso in cui il termometro crolli. In particolare sono stati disattivati i dormitori dell’ex oratorio San Giuseppe e della sala della Circoscrizione Oltrefersina.
Oggi, mercoledì 14 gennaio, in merito alle notizie relative alla chiusura dei dormitori provvisori, l’Arcidiocesi di Trento ha ritenuto opportuno fornire alcune precisazioni. Il Piano freddo – viene spiegato in una nota – è regolato da uno specifico Protocollo, coordinato dalla Provincia Autonoma di Trento in collaborazione con gli enti impegnati nell’accoglienza delle persone in situazione di grave marginalità, tra cui la Fondazione Caritas Diocesana. Le decisioni relative all’apertura e alla chiusura dei dormitori provvisori sono state assunte in base ai criteri previsti dal Protocollo stesso”.
L’Arcidiocesi di Trento, attraverso la Fondazione Caritas, “è da tempo impegnata in modo strutturale nell’accoglienza delle persone senza dimora. Tale impegno si concretizza nella gestione della Mensa della Provvidenza, di diverse strutture di accoglienza notturna (Casa di Accoglienza Bonomelli, Lavisotto e Il Portico, Housing Temporaneo e Casa Giuseppe), nel coordinamento dello Sportello di Accoglienza per persone senza dimora e, in collaborazione con il Centro Astalli, nell’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale. L’attivazione dei dormitori provvisori ha richiesto un rilevante impegno aggiuntivo da parte degli operatori dello Sportello, del Coordinamento e dei funzionari provinciali competenti”.
”Pur comprendendo come la chiusura delle strutture a seguito di un lieve miglioramento delle condizioni climatiche possa suscitare perplessità, è necessario evidenziare che l’apertura dei dormitori è stata resa possibile esclusivamente grazie alla disponibilità straordinaria di numerosi volontari, che si sono alternati con grande senso di responsabilità. Tale attività ha inoltre comportato un significativo lavoro di supporto professionale, non dovuto, indispensabile per la gestione di situazioni spesso complesse. L’Arcidiocesi di Trento ritiene pertanto fondamentale ribadire che l’accoglienza delle persone, indipendentemente dalla loro provenienza, non può essere ridotta a una risposta minimale, ma richiede competenze, continuità e responsabilità condivise”.
L’Arcidiocesi è “pienamente consapevole della gravità rappresentata dal fatto che alcune persone si trovino a vivere al freddo durante la notte e guarda a queste situazioni con profonda preoccupazione.Allo stesso tempo, ritiene che un tema così delicato non possa essere affrontato in modo semplificato”.
”Nel ringraziare gli operatori e i volontari che hanno contribuito con dedizione alla realizzazione di un’importante rete di solidarietà, l’Arcidiocesi di Trento intende rinnovare un appello affinché il tema dell’accoglienza delle persone senza dimora diventi una priorità stabile dell’agenda politica e istituzionale. È necessario che tali interventi siano inseriti all’interno di un sistema di servizi strutturato, con risposte pianificate, coordinate e durature, capaci di offrire un sostegno reale e continuativo, superando la logica dell’emergenza e della precarietà”.


