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TRENTO. Donald Trump ha riportato Cuba nella lista dei paesi sponsor del terrorismo il giorno stesso del suo insediamento a gennaio 2025. Una mossa coerente con la sua politica egemonica e dalle conseguenze devastanti per undici milioni di cubani strangolati da decenni di embargo: sono state bloccate le importazioni di carburante e beni essenziali, tagliati i canali bancari internazionali, colpita la cooperazione medica cubana nel mondo.
A febbraio, quando la morsa si stringeva sull'isola, Michele Ravanelli e Alessandra Bassi - lui infermiere, lei operatrice nell'audiovisivo, entrambi del Gruppo Speleologico Lavis - hanno visitato Cuba per due settimane. Entrando in contatto con "Filo Rosso", l'associazione trentina che supporta la popolazione cubana, hanno riempito due valigie seguendo i consigli di un medico locale: medicine, materiale sanitario, cose difficili o impossibili da trovare sull'isola a causa delle restrizioni commerciali.
Alessandra spiega l'interesse per l'isola caraibica: «La storia di Cuba è da sempre affascinante e complicata. Volevamo vedere com'era davvero la situazione». Dopo due settimane non ha una risposta semplice. «Non so se ho veramente capito: c'è tanta crisi, tanta miseria. Abbiamo visto i prezzi aumentare giorno dopo giorno. La fame aumenta. Ma c'è un lato umano incredibile. Le persone si aprono, anche quando non è facile farlo».
I due trentini si sono mossi tra casas particulares - case private dove si affittano camere e viene offerto un accompagnamento quasi familiare - attraverso L'Avana, Viñales, Trinidad, Varadero. I trasporti sono ridottissimi. La benzina è passata da 6 a 12 euro al litro in pochi giorni, molte tratte turistiche annullate. Lo stipendio medio si aggira attorno ai venti dollari al mese. «Con le persone il rapporto era sempre molto amichevole», racconta Michele. Ma c'è una frattura che non si può non vedere. Da una parte ci sono i cubani di quarant'anni e oltre, quelli che hanno vissuto gli anni d'oro della rivoluzione, quando il socialismo garantiva standard di vita che nel contesto caraibico erano straordinari. «Ancora oggi tutti hanno diritto a una casa. Non trovi nessuno per strada. La scuola è di ottimo livello: tante persone, conoscendoci, citavano il Concilio di Trento. Se vai nella vicina Haiti il livello è completamente diverso. E la sanità è gratuita per tutti. Si tratta di una generazione che ha visto i propri genitori uscire dalla miseria del lavoro nei campi. Molti, con le lacrime agli occhi, ripetono: "Resisteremo, resisteremo. È un periodo difficile, ma ce la faremo"».
Ma dall'altro lato della barricata di una società così divisa ci sono i giovani. «Hanno vissuto il post-Covid, il crollo del turismo, la caduta del potere d'acquisto. Vedono un sistema che non funziona più, vogliono un cambiamento. C'è una situazione esplosiva», dice Michele. Quel che ha colpito di più Alessandra è stato sentire, da più di una persona, che un cambio è atteso presto e che anche se arrivasse dagli Stati Uniti, sarebbe comunque un miglioramento. «Non mi ha sorpreso che fosse auspicato un cambiamento. Mi ha sorpreso quanto il paese sia profondamente spaccato tra due pensieri così opposti: c'è chi confida ancora in un cambiamento che parta dal popolo, e chi non ha più la minima fiducia nel sistema, tanto da augurarsi proprio il contrario di ciò per cui le generazioni precedenti hanno faticato per anni».
Da appartenenti al Gruppo Speleologico Lavis, hanno esplorato la Cueva de San Tomás, una delle grotte più grandi dei Caraibi. A guidarli c'era un dentista che come tale non aveva più lavoro, così fa lo speleologo. «Abbiamo lasciato loro dei frontalini (le luci frontali da mettere sul casco, ndr). La luce è vita, sia nella grotta sia fuori, visti i frequenti blackout che affliggono l'isola». A Varadero, la spiaggia più famosa di Cuba, trovano quasi il deserto: pochi visitatori, concentrati in due o tre alberghi. «È stato un ossimoro molto forte», dice Alessandra: la bellezza di un luogo costruito per il turismo di massa, svuotato dall'assedio. Cuba resiste, ma su un filo sempre più sottile, e con due generazioni che tirano in direzioni opposte. A Washington, intanto, contano su questo.


