TRENTO. Due assoluzioni piene in Appello per la dottoressa Liliana Mereu e il dottor Gian Luca Marcomin, condannati in primo grado per falso per il presunto «finto ricovero» dell'imputata nel reparto di ginecologia del Santa Chiara di Trento, nella primavera del 2020. Lo ha stabilito la Corte d'Appello, presieduta dalla giudice Maria Giovanna Salsi, che ha ribaltato la prima sentenza che aveva visto la condanna per la specialista in abbreviato a 8 mesi per falso in atto pubblico commesso da pubblico ufficiale e a 5 mesi e 10 giorni, per lo stesso reato, per il medico che valutò la ginecologa nella seconda parte del trattamento e firmò la dimissioni.

Dunque accolta l'istanza della difesa - che ha sempre chiesto l'assoluzione - e della Procura generale che aveva chiesto l'annullamento del precedente dispositivo, ieri è arrivato il verdetto: assoluzione perché «iI fatto non sussiste». Le motivazioni verranno depositate entro 90 giorni.

Se l'accusa di truffa ai danni dell'Azienda sanitaria per la falsa malattia non aveva retto già davanti al giudice dell'udienza preliminare, la difesa di Mereu, rappresentata dall'avvocato Franco Rossi Galante, ha fatto cadere anche quella di falso, producendo una prova documentale con dei certificati medici sulla condizione fisica di Mereu. Secondo la tesi difensiva, non sarebbe stato possibile che l'imputata, in quel periodo braccio destro del primario di ginecologia Saverio Tateo, avesse indotto la dottoressa che firmò il ricovero (con «pressioni», secondo gli atti) ad attestare la necessità di una degenza giustificata, inserendo dei «dati clinici errati» sulla sua condizione sanitaria.

Questo errore - per il legale di Mereu - rappresenta la prova che la dottoressa abbia scritto tutto di suo pugno, senza che Mereu le abbia «dettato» nulla. «Una "brutta" sentenza che è stata riformata», ha dichiarato l'avvocato Rossi Galante. Soddisfazione anche da parte della difesa di Marcomin, all'epoca medico all'ospedale Santa Chiara e da agosto 2021 primario di ginecologia a Cavalese, assistito dall'avvocato Alessandro Baracetti.

Anche la dottoressa Alice Pedot, che fin da subito ha sostenuto di essere stata indotta a certificare il ricovero, era stata accusata di falso. Il ricovero era stato giustificato da un esame che non sarebbe mai stato effettuato. Nella memoria agli atti aveva descritto un clima di soggezione e di paura di ritorsioni lavorative nel caso in cui non si accondiscendeva alle richieste dei dirigenti. Affrontato il dibattimento, era stata condannata a due anni, pena sospesa. Per la sua posizione, la Corte d'Appello si deve ancora esprimere.

Le accuse nei confronti di Mereu nascono dal filone dell'indagine principale, quello che ha coinvolto anche l'allora primario Saverio Tateo per maltrattamenti in concorso ed in continuazione nei confronti di 21 dipendenti tra infermieri, ostetriche e medici del reparto, di cui 11 costituiti parte civile. Anche questo procedimento - in primo grado - si era concluso con l'assoluzione piena dei due imputati sopracitati.