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TRENTO. È finito in carcere per non aver pagato le tasse. L'incubo per un 52enne è durato tre giorni, il tempo trascorso in una cella di Spini con la prospettiva di una estradizione in Russia, Paese in cui è nato e che ha emesso un mandato di cattura internazionale nei suoi confronti. A salvarlo dal rientro coatto in patria - che avrebbe significato la detenzione in uno Stato che non aderisce più alla Convenzione europea dei diritti dell'uomo - è stata la Corte di appello di Trento. L'arresto non è stato convalidato e lo straniero è stato rimesso in libertà.
L'uomo è arrivato in Italia con un documento di viaggio rilasciato dal Canada. Ad intercettarlo sono stati i carabinieri della compagnia di Cles, procedendo poi all'arresto sulla base di un provvedimento di cattura ai fini dell'estradizione emesso nell'aprile del 2021 dal tribunale di Sovetskij. Il 52enne risulta essere stato condannato per «evasione del pagamento delle imposte commessa su scala particolarmente ampia», reato per il quale il codice penale russo prevede fino a sei anni di carcere. Il 17 luglio ha fatto ingresso nel carcere di Spini; il 20 luglio è stato rilasciato, preso atto anche della «unilaterale uscita del paese richiedente dalla Convenzione europea di estradizione».
Come ricostruito dal Collegio, presieduto da Ettore Di Fazio, a seguito dell'attacco all'Ucraina, avvenuto nel febbraio 2022, la Federazione Russa è stata espulsa dal Consiglio d'Europa e si è unilateralmente ritirata dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo, dunque non è più soggetta ad alcuna forma di cooperazione con le istituzioni che assicurano che i Paesi membri garantiscano il rispetto dei diritti fondamentali all'interno delle carceri.
La Corte d'appello di Trento ha accolto quanto rappresentato dall'avvocato Giuliano Valer, difensore del 52enne, che aveva ricordato le diffuse denunce provenienti dagli organismi internazionali (come Amnesty International e Human Rights Watch) riguardo alla tutela dei diritti fondamentali e alle condizioni del sistema penitenziario russo. Il legale aveva anche sostenuto che il destinatario del provvedimento di cattura risultava già beneficiario di una protezione internazionale rilasciata dallo Stato del Canada, circostanza che evidenziava immediatamente il concreto rischio di persecuzione in caso di consegna alle autorità russe.
«Fin dall'inizio abbiamo evidenziato che la richiesta di consegna doveva essere valutata alla luce del quadro internazionale e delle garanzie fondamentali della persona - spiega l'avvocato Giuliano Valer - La vicenda costituisce un esempio di come, nelle procedure di cooperazione giudiziaria internazionale, l'esame della posizione individuale del ricercato non possa limitarsi alla sola esistenza di un mandato estero, ma debba tenere conto anche dello status internazionale della persona, delle garanzie offerte dallo Stato richiedente e del rispetto dei diritti fondamentali riconosciuti dal diritto internazionale e dalla Convenzione europea dei diritti dell'uomo».


