TRENTO. Sbucano le tende anche in città, ai margini del centro storico. Dopo le numerose segnalazioni di accampamenti lungo l'Adige, in particolare nei pressi dei ponti, dove è possibile ricavare un giaciglio al coperto, le persone sembrano cercare riparo anche in altre aree del capoluogo.

E cioè, sempre di più sotto porticati e sotto le tettoie lungo le vie. Una tenda è stata notata da alcuni passanti anche in via Gazzoletti, all'incrocio con piazza Silvio Pellico, davanti all'ingresso di Pensplan Centrum.

Cosa che finora non era mai stata registrata, seppur quel punto sia spesso utilizzato come riparo perché al coperto. I numeri - come riportato qualche settimana fa - non mentono: le liste d'attesa per i richiedenti protezione internazionale e i senza fissa dimora sono lunghe e scorrono ormai a rilento.

Ma a questo si deve aggiungere anche un altro elemento di un certo peso: il taglio dei posti in accoglienza, con l'obiettivo del dimezzamento di quelli presenti sul territorio provinciale, come stabilito dagli accordi fra il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi e il presidente Maurizio Fugatti. Accordo che (insieme alla realizzazione di un Cpr a Trento) ora sembra prendere realmente forma con lo sbarramento di alcuni posti nei centri di prima accoglienza già attivi. Ciò significa che, rispetto alla capienza totale, gradualmente le strutture non verranno più riempite del tutto. I dati erano stati forniti da Piazza Dante, sollecitata da un'interrogazione presentata dal consigliere dem, Paolo Zanella. Considerando le strutture con oltre 50 ospiti, al 30 giugno 2026, la Residenza Fersina di via al Desert, registrava 251 posti occupati su una capienza totale di 260. Nove in meno.

Per quanto riguarda la Residenza Brennero, nell'omonima via, 60 erano gli ospiti effettivi rispetto a una capienza di 70 unità. Sessantacinque, invece, i posti occupati nella Residenza San Vito a Pergine Valsugana su 70. La questione della carenza di posti in accoglienza - che peraltro ha toccato anche le donne, considerate categoria più esposta e a rischio - si sta facendo sentire ormai da tempo. In particolare quest'inverno il sistema aveva rivelato tutte le sue criticità con il problema si era acuito a causa delle temperature sotto lo zero.

Dai mesi primaverili quindi sono cominciate ad apparire le prime tende lungo le sponde del fiume. Persone che, senza dimora - nella maggior parte dei casi rimaste senza posto in struttura o in attesa di risposte - si sono ricavate un posto all'esterno. Tanti i casi di lavoratori, anche con uno stipendio, ma senza casa. Nelle ultime settimane sono state viste persone dormire all'addiaccio (solitamente senza tende, fatta eccezione di ieri mattina sotto il porticato a pochi passi da Palazzo della Regione), soprattutto nelle zone di piazza Centa, via Torre Verde, nel quartiere della Albere, in via Sanseverino, ma anche sotto il porticato della facoltà di Economia. Soltanto a inizio del mese, la situazione risultava quasi paradossale: più di un centinaio di persone si trovavano in strada, mentre nei centri di accoglienza avanzano dei posti.

Come aveva sottolineato anche il direttore del Centro Astalli, Daniele Danese, le precondizioni per gestire un tema così complesso, non possono essere «i tagli e la rinuncia a fondi pubblici nazionali. Se proseguiamo così, potrebbe diventare pericoloso».