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TRENTO. Garantire l'inclusione scolastica senza scaricare i costi sulle educatrici e sugli educatori che ogni giorno affiancano gli studenti con bisogni educativi speciali. È la richiesta della Fp Cgil, che denuncia le condizioni economiche e contrattuali di chi lavora nelle scuole trentine attraverso cooperative ed enti del Terzo settore e chiede alla Provincia un cambio di rotta nel sistema delle convenzioni.
Il nodo, secondo il sindacato, riguarda le modalità con cui vengono affidati i servizi di assistenza educativa. Le scuole, per garantire il sostegno agli alunni con bisogni educativi speciali (Bes), si rivolgono spesso a soggetti esterni attraverso gare e convenzioni che stabiliscono le condizioni economiche e operative del servizio.
La tariffa di riferimento indicata dalla Fp Cgil è di 32 euro all'ora, ma negli istituti professionali e nelle scuole paritarie, secondo la denuncia sindacale, si arriva a offerte al ribasso di 29 euro o anche inferiori. Una dinamica che, sostiene il sindacato, finisce per ripercuotersi direttamente sulle condizioni di lavoro del personale educativo.
La critica riguarda soprattutto il sistema di retribuzione, che in alcuni casi riconoscerebbe economicamente soltanto il tempo trascorso in aula. Se lo studente è assente, l'educatore rischia di non essere pagato, mentre rimarrebbero escluse dalla retribuzione attività fondamentali per la qualità dell'intervento, come la preparazione delle lezioni, la formazione, le riunioni e le uscite didattiche.
«L'inclusione non si fa sulle disuguaglianze di chi ci lavora», è il messaggio lanciato dalla Fp Cgil, che chiede di superare le convenzioni al ribasso e di riconoscere pienamente il valore professionale degli educatori. Per il sindacato, non è possibile garantire un servizio educativo di qualità se chi lo svolge è sottoposto a condizioni economiche discontinue e a tutele inferiori.
Tra le richieste rivolte alla Provincia c'è l'introduzione di un costo orario unico e non ribassabile, da applicare anche alle scuole professionali e paritarie. L'obiettivo è impedire che la competizione economica tra i soggetti gestori si traduca in un peggioramento delle condizioni del personale.
La Fp Cgil propone inoltre di equiparare maggiormente le tutele degli educatori a quelle riconosciute al resto della comunità scolastica, fissare un limite al punteggio attribuito all'esperienza degli enti gestori nelle procedure di affidamento e assicurare che la qualità dei progetti educativi venga valutata sulla base di criteri effettivi, senza fare affidamento su ore aggiuntive non retribuite.
Un altro punto centrale è la necessità di pagare tutte le attività svolte fuori dall'aula e garantire una copertura economica anche quando gli studenti sono assenti. Secondo il sindacato, si tratta di condizioni indispensabili per assicurare continuità lavorativa e permettere agli educatori di preparare adeguatamente gli interventi, confrontarsi con insegnanti e famiglie e partecipare alla vita scolastica.
La vertenza si inserisce in un quadro più ampio di rivendicazioni sul lavoro nella scuola. La Fp Cgil esprime solidarietà alle proteste dei docenti e sottolinea che la qualità dell'istruzione e dell'inclusione dipende anche dal riconoscimento delle figure professionali che operano accanto agli insegnanti.
Per questo il sindacato annuncia l'intenzione di preparare una mobilitazione congiunta con il personale scolastico, in coordinamento con la FLC Cgil, per riaprire il confronto sull'intero sistema. La richiesta finale è rivolta direttamente alla Provincia: mettere a disposizione risorse adeguate e rivedere le regole degli affidamenti, affinché l'inclusione non resti soltanto un principio, ma possa tradursi in un servizio stabile e di qualità per gli studenti e in condizioni di lavoro dignitose per chi li accompagna nel percorso scolastico.


