TRENTO. Duecento pellegrini trentini sulle orme di San Francesco, ad Assisi, per tre giorni di preghiera, incontri e riflessione. Si è concluso domenica 27 settembre il pellegrinaggio della Diocesi di Trento guidato dall'arcivescovo Lauro Tisi, organizzato nell'anno in cui ricorrono gli 800 anni dalla morte del Poverello d'Assisi.

Dal 25 al 27 settembre la comitiva trentina ha attraversato alcuni dei luoghi più significativi della vicenda di Francesco, dalla Basilica di Santa Maria degli Angeli all'Eremo delle Carceri, dalla Basilica di San Francesco a Santa Chiara, San Rufino e San Damiano, fino al Santuario della Spogliazione.

Più che una semplice visita ai luoghi francescani, il pellegrinaggio è stato costruito attorno ad alcune parole chiave: fraternità, pace, responsabilità e cura della persona. Temi che hanno accompagnato le celebrazioni presiedute da Tisi e gli incontri con la Chiesa di Assisi.

L'esperienza si è aperta venerdì a Santa Maria degli Angeli con una celebrazione penitenziale. Qui l'arcivescovo ha invitato i pellegrini a partire dalla consapevolezza di essere amati, prima ancora che dal tentativo di diventare migliori. Da questa prospettiva, ha spiegato Tisi, può nascere un modo diverso di vivere le relazioni, fondato sulla fiducia e sulla capacità di prendersi cura dell'altro.

Ad accogliere i trentini è stato monsignor Felice Accrocca, vescovo di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, che ha proposto una lettura della vicenda di Francesco in rapporto alle sfide del presente, con particolare attenzione ai temi della pace e della fraternità.

Sabato, nella Cattedrale di San Rufino, la riflessione dell'arcivescovo si è concentrata invece sul limite. Una parola spesso interpretata come una restrizione, ma che nella prospettiva proposta da Tisi diventa anche condizione per riconoscere l'altro e costruire una relazione.

«Benedetti i limiti», è stato il messaggio dell'arcivescovo, che ha collegato il tema alla possibilità di vivere la libertà non come assenza di vincoli, ma come capacità di lasciare spazio all'altra persona.

Il riferimento a Francesco è rimasto costante. La sua scelta di spogliarsi, di fare spazio e di avvicinarsi agli ultimi è stata proposta come esempio concreto di una libertà che passa attraverso la relazione, anziché attraverso l'isolamento.

Domenica, nella Basilica inferiore di San Francesco, il tema è diventato quello della responsabilità. Tisi ha parlato di un Dio che «dà fiducia» e affida all'uomo una responsabilità sulla propria vita e sulle relazioni con gli altri.

Un messaggio che l'arcivescovo ha collegato anche al presente, segnato da guerre e divisioni. La fraternità, nella riflessione proposta ad Assisi, non viene presentata come un'aggiunta alla vita quotidiana, ma come una modalità concreta per costruire relazioni e comunità.

Il momento conclusivo del pellegrinaggio si è svolto nel Convento di San Francesco, dove il confronto si è spostato direttamente sulla vita della Chiesa trentina. Con Tisi ha dialogato Annalisa Pasini, delegata dell'Area Testimonianza e Impegno sociale, proponendo alcune parole legate all'etica della cura: attenzione, responsabilità, reciprocità, competenza e vulnerabilità.

Ed è proprio la cura a diventare il filo conduttore dell'ultima parte del viaggio. «Prendersi cura è un'opportunità, è il patrimonio migliore che puoi portare a casa», ha detto Tisi, indicando nel ritorno al Vangelo una delle direzioni per il cammino futuro della Chiesa trentina.

L'arcivescovo ha richiamato anche il patrimonio di gratuità presente nelle parrocchie, nel volontariato e nelle realtà sociali. Un patrimonio che, secondo Tisi, deve essere custodito evitando però che le esperienze di servizio diventino autoreferenziali e lasciando spazio al ricambio e a nuove forme di partecipazione.

Tra i temi affrontati anche la vulnerabilità, riletta dallo stesso arcivescovo attraverso alcuni passaggi della propria esperienza personale. Tisi ha sottolineato come anche la fragilità possa diventare una chiave per comprendere meglio chi attraversa situazioni di malattia, sofferenza e difficoltà.

Il pellegrinaggio si è concluso con uno sguardo ai prossimi appuntamenti della Diocesi. In particolare, l'attenzione è rivolta al rinnovo dei Consigli pastorali e al lavoro sulle celebrazioni eucaristiche, con l'obiettivo di favorire partecipazione e coinvolgimento nelle comunità.

Per i circa duecento partecipanti, il ritorno in Trentino arriva dunque dopo tre giorni costruiti attorno alla figura di Francesco e a domande che vanno oltre la ricorrenza degli 800 anni dalla sua morte. Dalla fraternità alla responsabilità, dal limite alla cura: il pellegrinaggio ha cercato di riportare nel presente alcune delle parole che hanno segnato la vita del Santo di Assisi.