TRENTO. Termina l'accoglienza invernale, ma non l'emergenza nell'accoglienza. Dopo quasi sei mesi, si chiude la finestra di apertura straordinaria delle strutture e dei dormitori adibiti ad ospitare persone senza un alloggio nei mesi più freddi dell'anno. Periodo in cui notoriamente - come fisiologico, purtroppo - le richieste sono più elevate viste le rigide temperature esterne. Con oggi (30 aprile) le strutture non permanenti dovranno cominciare a chiudere le loro porte con un termine massimo previsto entro il prossimo 4 maggio. Quelle invece aperte tutto l'anno, diminuiranno in questi giorni i loro posti, riportando la capienza a un regime "standard" fino al prossimo inverno.

Liste d'attesa maschili. C'è però un problema che al momento non è ancora stato risolto: chi verosimilmente non verrà ricollocato nell'immediato, andrà ad aggiungersi alle già lunghissime liste d'attesa di persone fuori accoglienza. E questo lo dimostra, senza troppa fantasia, anche la presenza di numerose tende spuntate lungo l'Adige, in particolare nei pressi dei ponti, dove è possibile ricavare un giaciglio al coperto. Solo per gli uomini si parla di liste di attesa che (dati al 28 aprile) arrivano a quota duecento in totale. Per la precisione 92 i richiedenti asilo non ancora inseriti in un progetto ministeriale, mentre sono 104 i senza fissa dimora. Cifre sottostimate, considerando che lo sportello ha raccolto ulteriori domande nel pomeriggio di martedì. E che, inoltre, in tanti non presentano domanda, pur non avendo un alloggio.

Le domande intasano gli sportelli ormai da tempo: il timore, soprattutto per gli enti del settore, è che ora al termine dell'accoglienza invernale, le richieste aumentino in modo sensibile. Già lo scorso inverno tutte le criticità del sistema di accoglienza erano venute a galla. Anche i 64 posti extra attivati in emergenza, non erano stati del tutto sufficienti a soddisfare le numerose richieste di chi era rimasto fuori.

Le chiusure. Ora, proprio per cercare di riassorbire il carico di utenti, alcuni dormitori (chi ne avrà la possibilità) chiuderanno gradualmente, a partire da oggi. Stando a quanto trapelato, questo anche per evitare un "intasamento" che non permetta di smaltire le graduatorie in tempi brevi. Sono pronte a chiudere oggi (30 aprile) le ex scuole Bellesini con i suoi 24 posti per i richiedenti asilo. Per questa fascia rimarrà aperta solo Casa Shalom, dormitorio con 35 posti realizzato all'interno del convento dei Frati Francescani, in partnership con il Comune di Trento, gestito dal Centro Astalli. Per quanto riguarda i senza fissa dimora, chiuderà oggi Casa Baldè, dormitorio invernale da 24 posti letto, in mano all'Associazione amici dei senza tetto. Casa San Giovanni, dormitorio permanente da 50 posti letto (nel periodo compreso da novembre ad aprile), da maggio a fine ottobre arriverà a 30 posti, smantellandone 20. La struttura, gestita dalla cooperativa Kaleidoscopio, sta chiudendo gradualmente in questi giorni. Anche il dormitorio permanente Bonomelli (Fondazione Caritas diocesana) con 32 posti letto fissi, eliminerà i 18 aggiuntivi disposti nel container Presa, aperto solo in inverno. Via anche gli otto posti invernali al Portico di Rovereto (Fondazione Caritas diocesana).

Accoglienza femminile. Diverso il discorso per le donne considerate - in linea teorica, ma non sempre nella pratica - categoria più a rischio. Eppure, anche a questa fascia, non sempre viene garantita un'accoglienza dignitosa. Quelle attualmente (dati al 28 aprile) inserite in una lista d'attesa sono due (ufficiali). Ma con oggi terminerà l'attività del dormitorio invernale in via della Saluga, che dava sistemazione a 20 ospiti. E il rischio è che queste donne (la maggior parte giovani straniere), non vengano ricollocate immediatamente. Altrettanti 20 posti sono stati ricavati a Casa Paola (Associazione amici dei senza tetto) che da quest'anno manterrà la disponibilità tutto l'anno, diventando da invernale a permanente.

Sistema in difficoltà. È notizia di pochi giorni fa, lo sgombero nella zona delle Albere e lungo l'Adige di diversi accampamenti di fortuna. Principalmente, si tratta di richiedenti protezione internazionale, esclusi dal sistema di accoglienza e in attesa anche per mesi (a differenza dei senzatetto che, con una turnazione elevata, in circa 14-20 giorni riescono ad ottenere un posto in struttura). E questo, che piaccia o meno, rimane un tema visti i numeri. Le realtà che lavorano nel settore più volte hanno espresso preoccupazione rispetto a un ulteriore taglio nel sistema di accoglienza, prospettato nei prossimi mesi con l'arrivo di un Cpr. Si diminuiranno i posti nel sistema di accoglienza, ma non la presenza di persone sul territorio.