TRENTO. Quando gli è stato comunicato che il suocero era deceduto, l'uomo, detenuto a Spini, ha subito chiesto di poter partecipare al funerale. Dopo il no del Tribunale di sorveglianza, ha dovuto incassare anche il parere avverso della Cassazione. Eppure nel ricorso aveva evidenziato con chiarezza i motivi per i quali desiderava andare alla cerimonia. Aveva specificato che era sì separato, ma la moglie e la suocera venivano in carcere per i colloqui e che, nonostante i problemi avuti in passato con la famiglia, i rapporti si erano normalizzati. Ma non c'è stato niente da fare: il permesso per dare l'addio al suocero non è arrivato.

I giudici Ermellini, nel dichiarare inammissibile il ricorso, hanno ricordato la «motivazione ineccepibile e immune da illogicità manifesta» data dal Tribunale di sorveglianza di Trento: il provvedimento sottolineava che l'uomo è stato condannato per i reati di violenza sessuale e maltrattamenti e che la moglie separata è persona offesa. «La sua partecipazione alla cerimonia funebre alla presenza della persona offesa e dei suoi congiunti avrebbe potuto dare luogo a situazioni di tensione».