TRENTO. Una pizzeria formativa pronta ad aprire entro la fine della primavera, accanto al carcere di Spini di Gardolo, come impresa vera e sostenibile: è questo il progetto concreto di SpiniPizza, esito più avanzato del Distretto dell’economia solidale, che punta al reinserimento sociale e lavorativo delle persone in esecuzione penale.

L’attività di ristorazione sarà aperta alla cittadinanza e funzionerà come una vera impresa, con apertura sei giorni su sette e tre sere alla settimana. Oggi sono 30 le persone coinvolte nei percorsi di formazione tra pizzeria, cucina e sala, all’interno di un contesto protetto ma orientato al mercato del lavoro. L’obiettivo è offrire competenze spendibili e una concreta possibilità occupazionale, in uno spazio accessibile e con potenzialità anche per iniziative socio-culturali.

SpiniPizza è gestita da un’impresa sociale costituita da quattro soggetti con quote paritarie: Kaleidoscopio, Comunità Murialdo, APAS ODV e Consolida. “Formazione al lavoro e accesso al mercato occupazionale sono i nostri due macro obiettivi”, ha spiegato il presidente Leonardo Costantini, sottolineando come la pizzeria sarà sostenibile anche dal punto di vista economico e in dialogo costante con il territorio.

Il punto sull’avanzamento del progetto è stato fatto nell’assemblea del Distretto dell’economia solidale, alla presenza dell’assessore provinciale alle politiche sociali Mario Tonina, guidata dal dirigente generale Nicola Foradori. Nato nel febbraio dello scorso anno, il Distretto ha costruito una collaborazione strutturata tra pubblico e privato sociale, con numerosi laboratori attivi dentro e fuori dal carcere, dall’orto alla falegnameria, fino alla ristorazione.

Un percorso definito “impegnativo ma vincente” dal dirigente generale Andrea Ziglio, mentre la dirigente Federica Sartori ha richiamato la fase decisiva dell’allestimento e la necessità di rafforzare il contributo dei soggetti sostenitori e del mondo imprenditoriale. A ribadire il valore collettivo dell’iniziativa anche la direttrice della casa circondariale Annarita Nuzzaci: chi ha sbagliato può cambiare ed è interesse dell’intera comunità accompagnare questo cambiamento.