TRENTO. Scontro politico sui percorsi di educazione all'affettività e alla sessualità nelle scuole trentine. A intervenire sono le consigliere provinciali del Partito democratico Francesca Parolari e Lucia Maestri, che contestano le rassicurazioni date dall'assessora all'Istruzione Francesca Gerosa durante il presidio studentesco contro il blocco dei corsi.

Secondo le esponenti dem, l'intervento dell'assessora in piazza sarebbe stato soprattutto un'operazione di immagine. «Andare a raccontare agli studenti che i corsi non verranno bloccati significa mistificare la realtà», sostengono Parolari e Maestri, secondo cui è stata proprio la circolare emanata dal Dipartimento provinciale, nell'applicazione della legge Valditara, a introdurre vincoli burocratici e limitazioni tali da rendere questi percorsi difficilmente attuabili negli istituti.

La contestazione sulla circolare

Nel mirino delle due consigliere c'è in particolare il passaggio della circolare che riguarda le scuole dell'infanzia e primarie. Parolari e Maestri richiamano la disposizione secondo cui in questi ordini scolastici non sarebbero ammesse attività didattiche, progettuali o di altro tipo aventi a oggetto temi legati alla sessualità. Una previsione che, a loro giudizio, contrasterebbe con gli orientamenti scolastici.

Le rappresentanti del Pd chiedono quindi chiarezza sulle condizioni che permettono alle scuole di organizzare i percorsi di educazione affettiva e sessuale e sollecitano il ripristino di regole che ne consentano lo svolgimento.

Nel comunicato non manca una stoccata personale a Gerosa, con un riferimento al periodo in cui l'attuale assessora presiedeva Itea e si era recata a Madonna Bianca durante la protesta degli inquilini. «Ascoltò, promise e… non fece nulla», accusano le due consigliere.

«La sede del confronto è il Consiglio»

Le critiche del Pd riguardano anche la presenza dell'assessora al presidio studentesco, mentre erano in corso i lavori del Consiglio regionale a Bolzano. Per Parolari e Maestri, Gerosa avrebbe dovuto privilegiare il confronto istituzionale in aula anziché intervenire in piazza.

«Sarebbe stato ben più dignitoso e istituzionale adempiere ai propri doveri e confrontarsi nella sede propria della democrazia», affermano, estendendo la critica anche al presidente della Provincia Maurizio Fugatti e alle sue assenze dai lavori consiliari.

Le due esponenti dem contestano infine l'impostazione della Giunta provinciale, accusata di seguire una linea «ideologica e centralista» che, a loro avviso, rischia di compromettere il lavoro svolto negli anni dalle scuole, dai docenti e dagli esperti dell'Azienda sanitaria.

La richiesta rivolta alla Provincia è di intervenire per garantire che i percorsi di educazione all'affettività e alla sessualità possano essere realizzati. Una presa di posizione che riporta al centro del dibattito il ruolo della scuola nella formazione degli studenti e le regole che disciplinano queste attività.