TRENTO. Si riaccende la polemica sul futuro del Bruno, nel giorno del suo diciottesimo compleanno. A far scattare la scintilla l'assessore provinciale alle politiche per la casa, Simone Marchiori, nella sua risposta all'interrogazione presentata dalla consigliera di Europa Verde Lucia Coppola rispetto alla situazione del centro sociale, sotto sfratto su richiesta di Patrimonio del Trentino, proprietario dello stabile. «Un luogo - ricorda Coppola - di incontro solidale, accogliente e creativo».

Proprio per questo la stessa si era battuta per chiedere di dare continuità a questo spazio, «concedendo il diritto di superficie per 25 o più anni e affittare al Bruno l'edificio e l'area per una cifra mensile simbolica». 

Come si evince dal documento a firma del rappresentante della Giunta Fugatti si afferma: «È impossibile procedere con l'acquisizione dell'immobile, anche mediante permuta» e «l'operazione di valorizzazione per la riqualificazione dell'area di Piedicastello prevede la demolizione dell'edificio».

Ma l'affondo di Piazza Dante arriva anche nei confronti del Comune. «L'Amministrazione provinciale - si legge nel testo - non intende allo stato di fatto rientrare in possesso dell'immobile. In considerazione delle ragionevoli tempistiche per portare a compimento l'esecuzione delle operazioni sull'area, si comunica che erano state avviate delle interlocuzioni con il Comune per trovare un utilizzo temporaneo dell'edificio anche per finalità sociali (ad esempio per fornire risposte alla cosiddetta "emergenza freddo") che, tuttavia, ad oggi, non hanno portato ad una risposta da parte del Comune».

Un «qui pro quo» secondo l'assessore comunale al welfare Alberto Pedrotti. In una nota Palazzo Thun si precisa: «L'attuale piano guida per lo sviluppo urbanistico dell'area Italcementi prevede che quell'edificio sia abbattuto. Considerato che l'impegno nel volontariato sociale e culturale del centro è ritenuto un valore da non disperdere, è stato chiesto a Patrimonio del Trentino di non procedere alla demolizione, tanto più che i progetti sull'area ex Italcementi non sono ancora completamente definiti. In attesa di trovare una collocazione alternativa alle attività del centro sociale, l'Amministrazione si è impegnata a fare da intermediaria tra Patrimonio del Trentino e "Bruno" per il pagamento delle spese dell'Imis. La cessione in comodato al Comune dell'immobile è stata ritenuta non praticabile in ragione della transitorietà della situazione. Per questo è stato concordato di non procedere alla demolizione in questa fase di passaggio salvaguardando l'attività del centro senza precludere i progetti futuri dell'area».

Sul tema si esprimono i diretti interessati, gli attivisti del Csb: «Su quell'area non c'è al momento nessuna ipotesi progettuale: parlare di demolizione dell'immobile è assurdo. Anche se ci fosse, il Bruno può benissimo coesistere con qualsiasi edificazione dell'area che in ogni caso dovrebbe essere discussa con chi quel quartiere lo fa vivere quotidianamente».

La bufera però non si è placata. Marchiori ha sferrato un nuovo attacco per ribadire che «il centro sociale non ha alcun titolo per rimanere all'interno dello stabile». Sull'emergenza freddo: «L'Amministrazione comunale non ha mai espresso valutazioni tecniche sulla sostenibilità della proposta - ha dichiarato - Apprendiamo che il Comune non è interessato ad intervenire in un'area il cui destino è segnato, in quanto l'intervento sarebbe oneroso. Per il parcheggio nella stessa area le risorse sono state cospicue. Questo sorprende, data la finalità sociale che avevamo ipotizzato per l'immobile».

Non è mancata la stoccata finale che viene dall'assessora comunale Monica Baggia. «Sorprende che la Pat si preoccupi all'improvviso dei senzatetto e pretenda che il Comune si accolli le spese di messa a norma di un immobile provinciale. Abbiamo deciso di investire nell'immediato nell'accoglienza al convento dei Cappuccini. Perché le spese di ristrutturazione dovevano tutte essere a carico del Comune anche se l'immobile è della Provincia? Ci sono problemi interni alla maggioranza in Provincia? Per ora si può lasciare l'edificio che ospita il Bruno dove è, ricercando una soluzione condivisa».