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TRENTO. Le stime sono molto incerte ma la bolletta energetica del Comune di Trento quest'anno potrebbe sforare da 1 a 4 milioni di euro rispetto alle previsioni. Una situazione che preoccupa molto l'amministrazione perché si tratta di soldi che vanno a pesare sulla parte corrente del bilancio, quella che finanzia i servizi e il funzionamento della macchina amministrativa. Sono insomma soldi che venendo a mancare potrebbero costringere a rinunce dolorose.
Il punto sulla situazione è stato fatto nella riunione di giunta, al termine della quale il sindaco Franco Ianeselli ha annunciato l'immediato coinvolgimento dei diversi settori della macchina comunale chiamati ognuno a individuare e indicare quali obiettivi di risparmio e razionalizzazione possano essere messi in campo. Il primo, più evidente, è abbassare la temperatura all'interno degli uffici: «Essere attenti con gli orari e abbassare di un grado penso che siano cose che possono essere immediatamente perseguite». Così come porre attenzione alle luci e non lasciarle inutilmente accese.La bolletta energetica del Comune ammonta complessivamente a circa 7,6 milioni di euro all'anno e più della metà di questa cifra, 4 milioni 150mila euro, se ne va con riscaldamento e aria condizionata. Il fatto è che la gestione calore è affidata con un contratto unico, in scadenza ad agosto, che prevede il pagamento di un prezzo fisso a prescindere dai consumi.
Dunque in teoria fino ad allora il risparmio di gas o gasolio non dovrebbe avere effetti sui costi; ma la questione non è così pacifica, perché un'esplosione dei prezzi rischia di imporre anche una revisione del contratto. E comunque in questa situazione nazionale e mondiale pensare a risparmiare diventa anche una questione etica. Il sindaco si pone perciò anche il problema estivo dell'aria condizionata: «Valuteremo la situazione edificio per edificio: sicuramente in alcuni palazzi si può fare a meno del condizionamento, per esempio nell'aula del consiglio comunale, dove l'estate scorsa faceva anche troppo freddo».
Tornando alle diverse voci della bolletta comunale la seconda per importanza è la spesa per l'illuminazione interna degli edifici: 1 milione e mezzo all'anno.
Segue a ruota l'illuminazione pubblica. Tenere accese le luci su strade e piazze, ma anche alimentare i semafori, ha un costo di 1,2 milioni in un anno. E qui i margini di risparmio diventano più risicati; il sindaco non lo dice esplicitamente ma i lampioni accesi la notte rendono anche più sicura la città e rinunciarvi diventa difficile e potenzialmente rischioso.La quarta e ultima voce di spesa energetica è il gas utilizzato per il funzionamento di cucine e mense scolastiche (e da qualche mese anche del tempio crematorio); sono circa 81.000 euro all'anno che rischiano di raddoppiare ma che comunque non saranno l'elemento che fa la differenza.
«Fortunatamente veniamo da anni in cui sono stati fatti buoni investimenti per quanto riguarda il risparmio energetico - sottolinea il sindaco - con la sostituzione delle lampade a incandescenza con i led, che consumano la metà, con l'utilizzo dei pannelli fotovoltaici e con la coibentazione degli edifici». Altro si potrà e probabilmente si dovrà fare in futuro. «Ma servirà una strategia e un'azione congiunta con la Provincia».


