PHOTO
TRENTO. «Un monitoraggio che non fornisce valori analitici affidabili e tempestivi per limitare le conseguenze di eventuali situazioni pericolose, individuare le cause di eventuali valori anomali ed infine attivarsi per porre rimedio alle irregolarità individuate, è inutile».
Sul tema della circonvallazione ferroviaria è intervenuto così il presidente per il Circolo di Trento di Legambiente Andrea Pugliese che con una lettera aperta si è rivolto ai rappresentanti delle istituzioni per chiedere direttamente a loro una mobilitazione nei confronti di Rfi. La richiesta di Pugliese è quella di attivarsi per garantire: una frequenza dei campionamenti almeno mensile, un analisi tempestiva per ogni campione (entro 24 ore dal prelievo), un immediato riscontro dei risultati analitici (entro una settimana dall'effettuazione del monitoraggio), una comunicazione tempestiva (entro un giorno dalla fine delle analisi) in presenza di superamenti dei limiti di accettabilità e in caso di valori prossimi alla concentrazione soglia di contaminazione o palesemente anomali di ripetere subito il campionamento e l'analisi senza attendere la successiva campagna di prelievi.
«Per garantire la correttezza dei risultati - sentenzia Pugliese - riteniamo opportuno che ai campionamenti sia sempre presente anche un chimico dell'Appa e che vengano acquisiti controcampioni su cui, presso i laboratori dell'Agenzia, verranno effettuate le analisi di verifica con frequenza pari ad almeno il 10% dei campionamenti effettuati». I monitoraggi svolti da Rfi da tempo stanno facendo discutere perché, come definito dalla stessa Appa a metà febbraio, «sono assolutamente inaffidabili e privi di valore scientifico».
Il presidente di Legambiente nella lettera cita anche la risposta data dal sindaco Franco Ianeselli in una seduta del Consiglio comunale. In tale occasione alcuni consiglieri avevano richiesto come si intendesse tutelare la salute pubblica considerando l'inaffidabilità delle misure effettuate presso il cantiere del bypass ferroviario. Il primo cittadino aveva affermato che probabilmente si era trattato di un campionamento sbagliato e si sarebbero dovute attendere le successive misurazioni, ma questo dimostrava l'efficacia del sistema di controllo. Ecco, forse possiamo dire che questi controlli in realtà non sono molto efficaci. In primis perché da diverse rilevazioni sono emersi valori totalmente differenti dallo stesso punto di prelievo e in secondo luogo le oscillazioni dei risultati vengono costantemente sminuite e presentate senza una spiegazione delle cause di questi repentini cambiamenti e nessuna indagine ulteriore viene seriamente portata avanti. L'area più instabile rimane quella di Trento Nord e dell'ex Scalo Filzi dove i valori di piombo e ferro sono costantemente fuori soglia e anche gli idrocarburi e i nitriti si "divertono" a superare i limiti. Pugliese evidenzia: «Ci si aspetterebbe che le concentrazioni degli inquinanti varino solo lentamente per effetto del rilascio dal suolo, ma non è così. Ad esempio i nitriti in Aso05 sono passati in sei mesi da 105 a 1371 microgrammi al litro, per poi scendere a 0 nei successivi 180 giorni. Dopo sono risaliti a 382 microgrammi e poi ricrollati a 59. Discorso analogo per acenaftene, piombo di e trietile e benzoantracene, tutti con andamenti incoerenti tra loro».


