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TRENTO. Che a Trento Nord, all'interno dello Scalo Filzi, i lavori di preparazione per lo scavo del tunnel a doppia canna e le corsie di uscita del bypass ferroviario fossero fermi da tempo non è una novità: da mesi non si vedono operai e movimenti al di là della barriera che separa il cantiere da via Brennero. Ma che lo stop fosse frutto di una decisione presa e formalizzata da Rfi, committente dell'opera, questa sì è una novità, denunciata ieri pubblicamente dai No Tav e confermata dal colosso delle ferrovie di stato, che spiega che attualmente il Consorzio Tridentum, il pool di imprese che si è aggiudicato l'appalto, sta rivedendo e adeguando il progetto esecutivo, evidentemente per adattarlo alla presenza di inquinanti in falda che obbligheranno a usare tecniche e metodi di scavi particolari.
«Il cantiere del bypass a nord è bloccato da un anno per un provvedimento di Rfi e per motivi ambientali. E noi lo abbiamo scoperto solo ora, con l'Osservatorio della circonvallazione e il Comune di Trento che non ci hanno mai detto nulla». È un mix di sconcerto, rabbia e perplessità quello dei comitati No Tav che ieri hanno rincarato la dose.
«La politica sembra essersi dimenticata di quest'opera, i cui costi ormai sono schizzati alle stelle ed anche i rapporti tra Rfi e Consorzio Tridentum sono peggiorati parecchio proprio per questo - ha commentato il portavoce dei comitati Elio Bonfanti. - Il consorzio infatti ha denunciato uno stravolgimento dell'appalto e una grave crisi economica legati ai costi imprevisti delle opere, creando tensioni proprio con Rfi e causando contenziosi giudiziari. Le pressioni per accelerare l'opera hanno portato a forzature normative e ad adottare linee di intervento che minimizzano o ignorano le bonifiche necessarie». Rispetto a quest'ultimo punto, Bonfanti ha poi denunciato quello che dovrebbe essere lo sviluppo dei lavori dal prossimo mese di giugno: «Nella parte nord, tra lo scalo Filzi e Roncafort, verranno collocati duecento diaframmi spessi un metro e mezzo, profondi venticinque e larghi due.
Saranno i "laterali", le sponde che una volta realizzate indicheranno il percorso dove procedere con lo scavo. Si tratta di un passaggio di gravità assoluta, perché i dati del Piano di Utilizzo delle Terre mettono in evidenza, con chiarezza e in modo inequivocabile, un profondo ed enorme inquinamento di quell'area. Non stiamo chiedendo qualcosa di assurdo, semplicemente che si attui il codice dell'ambiente». Il comitato ha poi evidenziato difficoltà nell'accedere a documentazioni e dati rispetto agli sviluppi sulla circonvallazione e, per proseguire con la propria "battaglia", ha annunciato inoltre una serie di iniziative e prese di posizione forti. La prima, una lettera di diffida personale a tutti gli interessati allo sviluppo dell'opera: i proprietari delle aree inquinate, Rfi, il Consorzio Tridentum, enti, tecnici e soggetti amministrativi che dovrebbero vigilare e dunque Comune, Provincia, Appa e Ministero.
Il testo verrà presentato il prossimo 6 maggio durante il presidio programmato in piazza delle Erbe, dopodiché il 22 maggio è in programma un'assemblea con le realtà del territorio interessate da quella che sarà la "distribuzione" dei circa due milioni e mezzo di metri cubi di materiale derivanti dall'opera. Infine, ha concluso il comitato, l'obiettivo è quello di realizzare, il 13 giugno, un corteo con il supporto di associazioni e cittadini.


