TRENTO. Prenderanno il via con i primi di giugno, una volta concluso il montaggio delle talpe, gli scavi per la realizzazione delle gallerie naturali della Circonvallazione ferroviaria che da Acquaviva di Mattarello arriveranno allo scalo Filzi. E con l'avvicinarsi della deadline per l'inizio dei lavori continuano le contestazioni degli oppositori all'opera, questa volta all'attacco dei prodotti chimici (additivi, schiume e acceleranti nel consolidamento del cemento) selezionati da Rete Ferroviaria Italiana per lo scavo.

Nello specifico, come spiegato dal militante No Tav Elio Bonfanti, sono infatti 32 i prodotti che permetteranno ad Rfi sia di accelerare gli scavi come di consolidare velocemente la struttura e le volte della gallerie che le frese realizzano mano a mano che avanzano. Tuttavia, come specificato da Bonfanti a partire da un addendum del 2022 di Rfi al Piano di Fattibilità Tecnico Economica dell'opera «la velocità dello scavo è proporzionale all'impiego di questi prodotti e i rischi ambientali consistono nel fatto che si tratta di prodotti altamente inquinanti e tossici che rischiano di cambiare la natura dei terreni scavati trasformandoli da terre e rocce da scavo, ovvero sottoprodotti delle lavorazioni (impiegabili in opere di ripristino ambientale) in rifiuti speciali e pericolosi da conferire presso discariche autorizzate».

Una verità questa, secondo Bonfanti, riconosciuta anche dall'Agenzia Provinciale per la protezione dell'ambiente (Appa) la quale tuttavia pare aver fatto solo «pochissime osservazioni» al Piano di Utilizzo delle Terre, in seguito recepite nella delibera di approvazione del Piano di Utilizzo di parte B. Tali osservazioni, spiega il militante, sarebbero in realtà legate ad una richiesta di integrazione del piano «con le relative schede di sicurezza», e di «prevedere l'effettuazione del controllo di un cumulo ogni due, in modo sistematico» (a differenza di quanto stabilito precedentemente da Rfi che prevedeva una caratterizzazione dei terreni scavati «con scelta casuale» per un massimo di un terzo dei cumuli).

E a rispondere alle osservazioni di Appa era stato l'ingegnere Damiano Beschin (lo stesso finito sul libro degli indagati con l'ipotesi di reato di "disastro ambientale" per aver nascosto il ritrovamento, nel luglio 2023, di un pesante inquinamento nella parte nord dell'ex scalo Filzi), il quale avrebbe aderito alla richiesta di caratterizzare il 50% dei cumuli di materiale che uscirà della galleria sotto la montagna Marzola, e pubblicato le schede di sicurezza dei prodotti che verranno utilizzati per gli scavi. Ma è proprio la lettura di queste schede di sicurezza, come illustrato da Bonfanti, che fa «tremare le vene ai polsi». «Se leggiamo le schede di sicurezza di questi prodotti emerge chiaramente la loro pericolosità sia per i lavoratori che per l'ambiente - continua il militante -. A rischio sono le falde ed i corsi d'acqua, la loro fauna e vegetazione. É noto, infatti, che ad Acquaviva è presente una delle più importanti sorgenti provinciali (che da acqua a Mattarello ed ai paesi limitrofi) mentre lo scavo della galleria a due canne interessa un compendio montuoso in cui hanno sede circa 250 sorgenti d'acqua».

Ma non solo Mattarello. A rischiare dall'utilizzo dei prodotti, spiega Bonfanti, anche le «numerose aree nella nostra provincia dove il materiale scavato dovrebbe essere conferito» rischiando di produrre «nuove contaminazioni». E a poco o nulla servono, secondo il militante, le dichiarazioni rilasciate in questi giorni dall'Osservatorio per l' Ambiente e la sicurezza sul lavoro che parlano di conferimenti nei siti di destinazione finale solo di terreni in colonna A. «Oltre a trattarsi di una mezza verità (basta leggere il PUT di parte B per sapere che a Sopramonte, a Civezzano a Pergine Valsugana ed a Baselga di Pinè verranno conferiti migliaia di metri cubi di terreni di colonna B) sono in corso modifiche al piano Regolatore Generale di Trento fatte per permettere il conferimento anche di terreni di colonna B (ovvero contaminati e oggi non utilizzabili se la destinazione d'uso delle aree è residenziale e a parco) per i ripristini ambientali».Inoltre, secondo Bonfanti, oltre il danno la beffa: se i terreni saranno infatti di colonna A lo si saprà solo per il 50% dei cumuli controllati e solo a valle dello scavo, ossia dopo l'utilizzo delle schiume e degli additivi pesantemente inquinanti.