TRENTO. Con buona pace del ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, che nella sua ultima visita a Trento promise «il cantiere ripartirà entro giugno», a Trento nord tutto tace.

Nessuna data su quando riprenderanno i lavori all'imbocco nord, nessuna certezza sui tempi, mentre resta «imminente» - ma lo è da febbraio - la pubblicazione delle analisi in contraddittorio sulle falde acquifere sotto lo scalo Filzi. In compenso bene sta andando il monitoraggio dei rumori al cantiere sud e la prossima convocazione prevede di avere notizie circa gli aspetti più controversi del progetto esecutivo parte B.

Il Comitato tecnico scientifico dell'Osservatorio per il bypass ferroviario, riunito nei giorni scorsi, è stato ancora interlocutorio. Ma su una cosa si è garantita sicurezza: l'uso delle terre di scavo. «In Trentino - ha riassunto il presidente Massimo Negriolli - arriveranno solo terre pulite. È un'opportunità».

I tempi. Al Comitato si è fatto il punto per lo meno del cantiere sud, dove si stanno realizzando i diaframmi. Per concludere i lavori preparatori all'insediamento delle frese, devono essere installati - banalizzando molto - 96 muri di cemento che consolidano il versante della corsia. Alla data dell'ultimo sopralluogo, pochi giorni fa, erano in sede 10. «Questo significa che queste lavorazioni porteranno via ancora qualche mese» ha riassunto Negriolli. Di fatto, quel che ci si attendeva.

Silenzio assordante invece riguardo all'imbocco nord: per dare un'idea dei piani originari, a marzo 2024 (secondo il roboante “cronoprogramma” presentato in conferenza stampa dai tecnici del Comune di Trento) sarebbe dovuta essere realizzata la chicane, la deviazione cioè di via Brennero, che a sua volta è una delle opere propedeutiche alla realizzazione del sito di installazione delle frese. Ad oggi di chicane non si parla.

Non è dato sapere quando si tornerà a lavorare allo scalo Filzi, dove a rallentare i lavori (anche quelli previsti nell'esecutivo parte A) è stata la campagna di analisi sul terreno, che ha evidenziato tre punti di contaminazione da idrocarburi policiclici aromatici.

Quanto al progetto esecutivo di parte B - che dovrebbe spiegare come si scaverà la galleria, con quali tecniche in caso di ritrovamento falde, come si eviterà l'effetto diga a nord, come si organizzerà il cantiere nei terreni inquinati, per citare i fronti più caldi - in attesa di approvazione da parte di Rfi e Italferr, il consorzio Tridentum sarà invitato al prossimo comitato tecnico scientifico, ad illustrare i nodi più critici.

Analisi e monitoraggi. Era l'aspetto che più si attendeva: dall'inverno scorso si aspetta di avere i risultati della falda che corre sotto lo scalo Filzi. E da mesi (tanti) viene annunciato che è imminente la pubblicazione di quei dati da parte di Appa. Eppure  Appa non c'era, nonostante fosse all'ordine del giorno del comitato la discussione su quei dati. Tant'è, tocca aspettare quindi che l'agenzia pubblichi sul suo sito. Anche il Cts, di conseguenza, aspetta: «Noi abbiamo solo segnalato la necessità di avere quei dati».

Rfi ha invece dato conto del monitoraggio in corso d'opera, compreso quello sui rumori che non fa emergere criticità a Trento sud e nonostante la movimentazione della ruspa che adesso inizia ad essere intensa. «I dati definitivi arriveranno più avanti, ma da quel che è stato anticipato - chiarisce Negriolli - non sono stati rilevati elementi di criticità o superamenti, anche nella fase di realizzazione del diaframma, che poteva essere più delicata dal punto di vista di rumore e vibrazioni».

Terre di scavo. È il tema di questi giorni, dibattuto sia dai comitati che da alcuni sobborghi interessati all'arrivo di materiale. Ieri si è ribadito che in Trentino, nelle cave, saranno usate solo terre pulite, non contaminate da inquinanti. «Un equivoco può non aiutare la comprensione - spiega Negriolli - il documento di aggiornamento del piano di utilizzo terre menziona molti siti anche in Trentino. Ma questo perché sono riportati una serie di siti potenzialmente coinvolti nella gestione anche dell'esecutivo d parte B. È, in sintesi, una proposta di usare quel sito.

Il sito a sua volta avrà bisogno delle autorizzazioni necessarie, per essere usato per un conferimento. Ma usare materiale pulito per ripristino ambientale, dove ci sono autorizzazioni per la naturalizzazione, è un'opportunità. Tra l'altro, tra le prescrizioni nell'uso delle terre, c'è quella di minimizzare le distanze e i tempi di trasporto» chiarisce Negriolli.

La Procura attende. Nei giorni scorsi si è tenuto anche il vertice tra Procura e progettisti. Ma pure qui, siamo in una fase interlocutoria: si aspetta il via libera al progetto esecutivo parte B prima di entrare nel vivo.