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TRENTO. Presunte irregolarità nel conferimento delle terre e rocce da scavo provenienti dallo Scalo Filzi nella discarica di Ponte di Ronco, scarsa cautela nei lavori attualmente in corso e una critica feroce nei confronti dei progetti futuri.
Sono questi i tre elementi di una nuova segnalazione inviata da Elio Bonfanti, rappresentante del movimento No Tav, al Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri e all'Agenzia provinciale per l'ambiente.
A proposito del trasferimento nella discarica di Ponte Ronco, la segnalazione fa notare come sia stata scelta, nonostante la distanza da Trento, perché quella del Vanoi sia l'unica discarica in Trentino che può ospitare terreni e rocce da scavo in colonna B (considerati rifiuti) senza doverli trattare.
Bonfanti sostiene però che l'autorizzazione alla coltivazione della discarica «esclude tassativamente la possibilità che vengano conferiti i primi trenta centimetri di terreno che invece costituisce parte integrante delle terre sottoposte a bonifica bellica e allo scavo» effettuato allo Scalo Filzi.
Altro problema sollevato è quello della bonifica dei tre punti dove sono state trovate concentrazioni di inquinanti che superano anche i limiti della tabella B e devono perciò essere effettuate sul posto, senza trasferimenti.
Secondo Bonfanti le due aree particolarmente inquinate rimanenti, posto che una è già stata bonificata, non sono state delimitate e non sono adeguatamente segnalate, nonostante attorno ad esse si è lavorato e movimentato terreno, una situazione che non garantirebbe davvero la sicurezza di chi ci lavora.
L'esponente dei No Tav segnala inoltre a Carabinieri e Appa come a suo giudizio progettisti e impresa che effettuano il bypass stiano cercando di aggirare il problema dell’inquinamento della falda, cercando di evitare, quando sarà il momento di scavare, gli altissimi costi di una depurazione complessiva.
«L'idea - sostiene Bonfanti - è quella che viene chiamata "trasparenza idraulica", ovvero un sistema di sifoni e di pompe che faccia transitare la falda sotto l'opera e la faccia riemergere a valle della stessa senza averla disinquinata.
Detto in altre parole si tratta di non disinquinare la falda ma di impedire che questa intralci i lavori di realizzazione dell'opera. Una soluzione inaccettabile che conferma che non è la grande opera a favorire la bonifica del sito inquinato di Trento Nord, delle pessime conseguenze che la sua presenza ha prodotto in città, e che i tempi della circonvallazione non sono i tempi della bonifica.
Anzi, la soluzione proposta oltre ad essere di difficile realizzazione è intrinsecamente sbagliata in quanto è pensata per non affrontare il problema dell’inquinamento della falda acquifera e nemmeno quello dell'allargamento dei confini del SIN.
Si tratta di un’idea che nasce per non realizzare nuove barriere idrauliche a sud del SIN e per archiviare il problema della bonifica e del disinquinamento. Senza la realizzazione di nuove barriere idrauliche a valle del SIN (sull'area Sequenza e sull'area a sud della ex Carbochimica) opere come quelle proposte sono invece pesantemente contro l'ambiente, improntate a una logica che mette il profitto, e non la qualità della vita e quella ambientale, al primo posto».
Di questo si è discusso ieri sera alle 20.30 l'assemblea dei Comitati, presso la sala delle circoscrizione a Piedicastello, progettando le prossime iniziative di protesta e dissenso.


