TRENTO. «Basta restare aggrappati a una concezione anacronistica del turismo sciistico». È l’appello di Renata Attolini, consigliera comunale di Alleanza Verdi e Sinistra, dopo la presentazione dello studio di Muse e Università di Trento sul futuro del monte Bondone, tra cambiamento climatico, tutela ambientale e sviluppo turistico. Al centro del confronto il progetto di un bacino per l’innevamento artificiale nella piana delle Viote.

Secondo quanto riferisce la consigliera, le analisi del Muse hanno evidenziato numerose criticità ambientali legate alla realizzazione del bacino alle Viote, dai possibili danni alle praterie di pregio alle alterazioni della circolazione delle acque. Attolini esprime soddisfazione per la prospettiva di non realizzare l’opera, ma invita a riflettere anche sull’ampliamento del bacino di Mezavia, alla luce dell’aumento delle temperature e della progressiva riduzione delle precipitazioni nevose.

«Le relazioni dei climatologi impongono una riflessione», sottolinea Attolini, richiamando il rischio di una crescente scarsità d’acqua anche per gli usi agricoli e civili. La consigliera critica inoltre le condizioni di alcune zone del Bondone, descrivendo edifici abbandonati e opere incompiute, nonostante le rassicurazioni del presidente di Trento Funivie sulla crescita degli investimenti e dell’industria sciistica.

La proposta è cambiare direzione, puntando su un turismo sostenibile e destagionalizzato, capace di valorizzare le malghe, le passeggiate, il cicloturismo, le produzioni locali e le potenzialità della ricerca scientifica. «Dovremmo impiegare soldi ed energie, anche pubblici, per rivitalizzare la montagna», sostiene Attolini, chiedendo di valutare nuovamente la possibilità di rinunciare anche all’ampliamento del bacino esistente.