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TRENTO. Il Consiglio comunale di Trento ha approvato con 24 voti favorevoli, 11 contrari e 2 astensioni l'ordine del giorno presentato dalle consigliere Alessia Tarter e Giulia Bortolotti (Onda), che impegna la giunta a ridefinire le politiche di acquisto delle Farmacie Comunali - la società partecipata che gestisce il servizio farmaceutico in città - in coerenza con i valori di pace e diritti umani sanciti dallo Statuto comunale.
Al centro della discussione c'è Teva Pharmaceutical Industries, multinazionale israeliana tra le principali case farmaceutiche al mondo, accusata di beneficiare del blocco imposto da Israele all'ingresso di farmaci nei Territori Palestinesi e di fornire sostegno alle forze armate israeliane senza aver intrapreso iniziative significative a favore della popolazione di Gaza.
Le richieste alla giunta sono quattro: rafforzare l'informazione al cittadino promuovendo farmaci equivalenti di case farmaceutiche non israeliane, laddove clinicamente appropriato; farsi portavoce presso la Provincia affinché le future procedure di acquisto valorizzino criteri di responsabilità sociale e rispetto dei diritti umani; avviare una ricognizione delle relazioni economiche del Comune per verificarne la coerenza con i valori statutari, valutando l'inserimento di clausole etiche nei contratti futuri; mantenere alta l'attenzione istituzionale sulla crisi, sospendendo iniziative di mera rappresentanza che possano apparire come sostegno a violazioni del diritto internazionale.
Il testo è una versione riveduta rispetto alla formulazione originaria, modificata dopo approfondimenti con le strutture comunali, il direttore di Farmacie Comunali e l'Ordine dei Farmacisti, dopo che era emerso il rischio che Teva potesse rivalersi per discriminazione commerciale e turbativa della libera concorrenza. L'assessore Alberto Pedrotti l'ha definito «un testo bilanciato che tiene conto dei fatti di Gaza e che però tutela anche gli enti».
Il dibattito ha visto posizioni nette. Loris Ioriatti (Lega) ha bocciato entrambe le versioni: «Non è una priorità per Trento. Parliamo di un'azienda farmaceutica, non vende missili», ha detto, dispiaciuto «che la giunta si sia piegata alla sinistra radicale».
Andrea Demarchi (Prima Trento) ha affermato: «Non possiamo precludere alle persone di comprare un farmaco o un altro, è la democrazia». Giuseppe Urbani (FdI) ha dichiarato di non poter votare il provvedimento «per rispetto a chi deve usare questi farmaci», ribadendo il diritto dei palestinesi a uno stato a patto che riconosca Israele, ma criticando al contempo chi scende in piazza per Gaza «quando ignora le proteste degli iraniani contro il loro regime sanguinario».
Compattamente favore la maggioranza. Renata Attolini (AVS): «Non possono toglierci questi mezzi di espressione, è in corso un genocidio». Renato Tomasi (gruppo misto) si è detto «convintamente favorevole», pur ammettendo che «dall'atto pratico non incidiamo zero, ma ci sono atti simbolici doverosi». La sintesi più netta è arrivata da Xheik Shero (Insieme per Trento): «La solidarietà non si misura in paracetamolo, ma in vittime, in persone, in umanità».


