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Per convincere i potenziali clienti a investire nell’apparecchio per generare bitcoin, il consulente finanziario Alessandro Groff evidenziava uno dei vantaggi del progetto «Hashburst»: la rendita fissa mensile. Per rendere più concreta la promessa, spiegava che sua moglie, anche lei indagata, utilizzava per lo shopping tutto ciò che guadagnava ogni trenta giorni attraverso l’investimento.
Attraverso messaggi WhatsApp, canali Telegram e incontri, ufficiali negli hotel di Trento oppure informali nelle sedi di aziende e nei bar, Groff e gli altri quattro soggetti finiti agli arresti domiciliari sarebbero riusciti a persuadere decine di risparmiatori. Tra questi, soprattutto liberi professionisti e imprenditori con una buona disponibilità economica, ma anche pensionati.
Gli investimenti richiesti andavano da 4mila euro nelle fasi iniziali a oltre 30mila euro per l’acquisto di un apparecchioche avrebbe dovuto assicurare prestazioni superiori. Un’analisi tecnica avrebbe però rilevato che il computer non disponeva della potenza necessaria per effettuare il mining, il processo attraverso cui vengono validate le operazioni e generate nuove unità di criptovaluta. Inoltre, secondo gli accertamenti, il dispositivo sarebbe stato venduto a un prezzo circa venti volte superiore al suo valore di mercato.
La promessa della rendita mensile utilizzata per fare shopping era stata illustrata anche a due soci trentini, che avevano deciso di aderire al progetto. Il risultato, stando a quanto emerso, sarebbe stato ben diverso dalle aspettative: a fronte di 120mila euro investiti, i due avrebbero ottenuto appena 14,31 euro in valuta virtuale.
I due avevano partecipato a un incontro organizzato nel dicembre 2022 in un hotel di Trento, ma già un paio di mesi prima avevano ricevuto da Groff le prime informazioni sulla possibilità di investimento.
Il consulente trentino, ora agli arresti domiciliari, comparirà nei prossimi giorni davanti al gip Enrico Borrelli per l’interrogatorio di garanzia. Sarà quella l’occasione per chiarire la propria posizione e fornire eventuali elementi a sostegno della propria estraneità alle contestazioni. Nell’impostazione del pm Alessandro Clemente, il sistema si configurerebbe come un raggiro ai danni degli investitori. Nel frattempo, il nome di Groff è stato rimosso dall’elenco dei consulenti finanziari della banca per la quale lavora.
Nei prossimi giorni saranno sentiti dal giudice anche gli altri quattro indagati finiti ai domiciliari. Secondo la ricostruzione della Procura, l’ingegnere Gabriele Edmondo Pegoraro, ritenuto l’ideatore del metodo di estrazione dei bitcoin da lui brevettato, e Nicolò Gasparri, residente in provincia di Lecco, avrebbero avuto il ruolo di promotori e organizzatori. Giuseppe Maria Battaglia, residente a Pavia, e Massimiliano Baggi, di Milano, sarebbero invece stati partecipanti, insieme al consulente trentino.
Una ventina di vittime, tra persone fisiche e società, ha presentato querela attraverso gli avvocati Nicola Zilio e Daniele Sorgente, denunciando un danno patrimoniale complessivo di 877mila euro.
La portata dell’operazione potrebbe tuttavia essere molto più ampia. Sulla base del giro d’affari ricostruito durante le indagini, la Guardia di finanza del comando provinciale di Trento stima che le persone truffate in Trentino siano circa 200, con somme trasferite attraverso bonifici verso conti correnti esteri per un totale di circa 5 milioni di euro. Si tratta delle cifre relative al solo gruppo di investitori riconducibile al territorio trentino: per gli investigatori, il sistema potrebbe essere stato replicato anche in altre regioni italiane.
Gli accertamenti proseguono, anche alla luce delle segnalazioni presentate da altre persone che sostengono di aver subito perdite aderendo al progetto Hashburst. Le contestazioni riguardano, a vario titolo, l’associazione per delinquere finalizzata alla truffa, l’abusivismo finanziario e il riciclaggio, con l’aggravante della transnazionalità. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nel corso del procedimento giudiziario.
Ma.Vi.


