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TRENTO. La Giunta provinciale guarda al Trentino del 2040, ma secondo le minoranze le risposte alle difficoltà di chi vive e lavora sul territorio nel 2027 restano insufficienti. È questa la prima valutazione dell’Alleanza democratica autonomista e di Filippo Degasperi sulle informazioni emerse finora sulla manovra di bilancio 2027-2029, una partita che vale quasi sei miliardi di euro.
«È la distanza tra l’ambizione degli annunci e la portata delle scelte», osservano, contestando anche il metodo seguito nella presentazione delle misure. «Ci troviamo infatti ancora una volta a commentare quanto leggiamo sui giornali, mentre un bilancio da quasi sei miliardi meriterebbe un confronto nel merito dei testi». Il gruppo annuncia che l’approfondimento proseguirà in commissione e in aula, con una verifica delle risorse, degli strumenti e delle ricadute concrete degli interventi.
«Il Consiglio deve poter rappresentare i cittadini discutendo le scelte, anziché inseguire gli annunci», è la richiesta delle minoranze, che indicano casa, caro vita, salari e sviluppo industriale come questioni già sollevate negli scorsi anni attraverso programmi elettorali, proposte e atti consiliari.
Secondo l’Alleanza democratica autonomista e Degasperi, la manovra riprende nei titoli alcuni dei problemi più urgenti, senza però affrontarli in modo adeguato. «Elencare i problemi non equivale ad affrontarli», sostengono, chiedendo alla Giunta di rispondere dell’insufficienza delle scelte e dei ritardi accumulati. Nel frattempo, sottolineano, famiglie e lavoratori hanno continuato a fare i conti con difficoltà già segnalate da tempo.
Nel giudizio delle minoranze, mancano riforme capaci di dare una direzione alle risorse. Gli interventi sarebbero spesso limitati a bandi e contributi attivati quando le criticità sono ormai evidenti. Dalla casa ai salari, dall’offerta di trasporti sul territorio al trasferimento della ricerca alle imprese, la richiesta è di «scelte strutturali, strumenti coordinati e obiettivi verificabili».
Critiche anche sul fronte della scuola. La questione salariale degli insegnanti, ricordano, è stata al centro del dibattito e di mobilitazioni che hanno chiesto un riconoscimento economico e professionale. «Nelle misure presentate dalla Giunta non emerge una risposta specifica a queste rivendicazioni e nemmeno una valorizzazione della scuola nel suo complesso», affermano, chiedendo che il tema trovi spazio nelle scelte di bilancio.
Sulla casa, le minoranze richiamano anche le osservazioni di Confindustria, secondo cui sarebbe stato possibile intervenire con maggiore incisività. Servirebbero risorse adeguate e una politica abitativa in grado di agire contemporaneamente sugli affitti residenziali, sull’edilizia pubblica e sulle garanzie per riportare sul mercato gli alloggi sfitti.
Nel mirino anche l’esclusione dei comuni maggiori dal nuovo bando per la ristrutturazione della prima casa: una scelta che, secondo l’Alleanza democratica autonomista e Degasperi, lascia fuori proprio alcune delle realtà dove la pressione abitativa è più forte. «L’emergenza, purtroppo, non si sposta nei comuni ammessi al bando», osservano.
Un altro punto riguarda le misure per trattenere e attrarre giovani laureati. Le minoranze ricordano che, in sede di assestamento, grazie alle loro proposte erano stati stanziati tre milioni di euro per i giovani laureati e altri tre per i giovani lavoratori fragili. La nuova manovra prevede invece un milione all’anno per attrarre e trattenere laureati, una cifra giudicata insufficiente rispetto alla dimensione del problema.
«Ha preso appunti, ma deve essersi persa la pagina con le risorse», è la critica, accompagnata dal richiamo alle retribuzioni medie degli under 35, indicate dalla stessa Giunta in circa 17mila euro lordi annui.
Casa e salari, concludono le minoranze, sono ormai due facce della stessa questione. Il Trentino, sostengono, deve tornare a essere un territorio in cui il lavoro consenta di vivere dignitosamente, costruire una famiglia e progettare il futuro. Da qui la richiesta di riforme e di una programmazione più incisiva: «È giusto programmare il Trentino del 2040, ma sarebbe utile cominciare da chi fatica ad arrivare alla fine del mese nel 2027».


