TRENTO. Il Consiglio comunale ha approvato, con 26 sì, 4 no e 6 astenuti, la delibera che conferisce a Trentino Trasporti la gestione dell'ascensore panoramico di Mesiano. Il via libera è arrivato dopo un dibattito che ha visto la maggioranza difendere l'opera e le minoranze divise.

A illustrare l'impianto è stato l'assessore Michele Brugnara, che lo ha definito strategico, atteso dalla comunità della collina est e da quella universitaria, e sollecitato da quasi trent'anni. In sede di replica ha rivendicato il risultato: dopo tanti anni di confronto «ora l'opera c'è», e sta all'amministrazione promuoverla e usarla al meglio. Non solo per gli studenti, ha sottolineato, ma anche per residenti, turisti e ciclisti: un collegamento dal valore turistico, totalmente accessibile a biciclette, passeggini e carrozzine.

Dalla maggioranza il sostegno è stato compatto. Spartak Malaj (Insieme per Trento) ha citato l'ascensore di Cuneo, che serve circa 1.950 utenti al giorno pur con vocazione più turistica: un numero vicino ai circa 2.000 studenti della collina. Roberto Sani (Sì Trento) ha parlato di opera «straordinaria», occasione per ripensare Trento come città di valle e sperimentare forme alternative di mobilità. Xheik Shero (Insieme per Trento) ha respinto la critica secondo cui l'impianto agevolerebbe soprattutto gli studenti: «Essi sono parte fondamentale della città anche se fuorisede». Alex Benetti (Pd-Psi) ha ricordato gli investimenti sul trasporto urbano e l'integrazione con l'impianto, dal minibus verso viale Trieste ai ragionamenti sulla linea 18.

Anche da parte del centrodestra sono arrivati diversi voti favorevoli. Per Antonio De Leo (Forza Italia) l'affidamento a Trentino Trasporti garantisce continuità gestionale e integrazione tariffaria, ma serve un monitoraggio. Voto favorevole anche dalla Lega. Loris Ioriatti si è detto interessato all'opera – «vivo a Cognola e spesso il traffico è un disastro» – riconoscendo che può dare una mano a chi arriva in bici, ma ha messo in dubbio l'integrazione: dalla stazione serve comunque l'autobus, con il rischio che si continui a usare il 5. Devid Moranduzzo ha votato a favore pur con riserve sui troppi anni impiegati: si poteva fare prima, come per la funivia Trento-Bondone.

Sono tuttavia numerose le perplessità dai banchi delle minoranze. Giulia Bortolotti (Onda) ha giudicato discutibile la scelta: 6,5 milioni di euro di spesa, costi di manutenzione elevati e una cabina da 50 posti sovradimensionata per 80 metri di dislivello che gli studenti possono percorrere a piedi. Ha chiesto la gratuità, annunciando un ordine del giorno. Daniele Demattè (Fratelli d'Italia) ha osservato che l'opera non può servire solo gli studenti, lasciando fuori gli abitati di San Donà e Povo, con i loro residenti spesso anziani: avrebbe preferito un impianto a fune capace di raggiungere più frazioni. Renato Tomasi (Gruppo misto) teme che gli studenti continueranno a usare per lo più i classici autobus. Giuseppe Urbani (Fratelli d'Italia) ha parlato di un'opera pensata per creare consenso, mentre Claudio Geat (Generazione Trento) ha lamentato l'assenza nella delibera di una previsione sul livello minimo di utilizzo atteso.

Il sindaco Franco Ianeselli ha definito surreale parte del dibattito su un'opera decisa prima del suo mandato, ricordando che la discussione riguardava le regole d'ingaggio della gestione.

Sono stati bocciati gli emendamenti e l'ordine del giorno di Bortolotti per chiedere alla Provincia la gratuità dell'impianto. È stato invece approvato l'ordine del giorno di Roberto Sani per avviare un confronto con l'Università di Trento sul collegamento pedonale, con percorsi parzialmente meccanizzati tra gli abitati. Respinto infine l'emendamento di Giuseppe Urbani, che proponeva un report di monitoraggio ogni tre mesi anziché ogni dodici.