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TRENTO. "Colpiscono le contrapposizioni politiche, spesso radicali, talvolta basate sulla superficialità del pensiero e relative, non di rado, a problematiche in realtà, marginali", ha esordito Eugenio Gramola, presidente delle Corte di appello di Trento in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario dopo aver reso omaggio al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.
Nel proprio intervento ha criticato il canale dei social, che hanno trasformato i consumatori in un "facile rage bait", ossia strumenti per provocare e suscitare anche odio. Così, secondo Gramola "la capacità critica pare se non perduta, quanto meno riposta, silente, in un cantuccio della mente". Il presidente ha parlato di "grande superficialità" in relazione al dibattito della riforma della giustizia che prevede la separazione delle carriere: "Si è spesso dibattuto per slogan spesso solo suggestivi, ma in realtà grossolanamente inconferenti, quasi che la riforma sia contro i magistrati e il conseguente referendum contro il governo".
Gramola ha citato qualche numero, prima di porre tre domande. Il transito tra le funzioni requirente e inquirente attualmente consentito, nel quadriennio 2019-2023 ha coinvolto "un numero assai esiguo" di magistrati, vale a dire fra i 24 e i 34 l'anno, con una percentuale compresa fra lo 0,27 e lo 0,38%. Di qui gli interrogativi: "A cosa serve la riforma?", "Siamo sicuri che separare i Pm dall'ambiente e dalla cultura dei giudicanti li renda più attrezzati per astenersi da iniziative giudiziarie avventate?" e, poiché nel piano di separazione delle carriere è implicito che ci siano posizioni "confliggenti", perché "non separare anche (le carriere) dei giudici di Appello e Cassazione da quelle dei giudici di primo grado?".
Il presidente ha suggerito "una riforma strutturale del processo civile" e il "ripensamento" del Tribunale della famiglia. Ha aggiunto che "i mezzi a disposizione dell'autorità giudiziaria vanno implementati ed aggiornati" e richiamato l'attenzione sulla "palese mancanza di funzionalità nel previsto sistema di conversine delle pene detentive in pene pecuniarie".
Sul fronte dell'organico, ha lamentato come al Tribunale di Rovereto manchi un giudice su otto, a quello di Bolzano sei su 34 e alla sede della Corte di appello di Trento manchino due consiglieri (quattro dall'estate) su 10. La riflessione di Gramola ha riguardato anche le toghe: "Il funzionamento della giustizia non dipende soltanto dagli strumenti", ha osservato. "A noi giudici - ha detto - bisogna ricordare che è essenziale che non solo la quantità, ma anche la qualità dei provvedimenti emessi sia assicurata". Le sentenze non devono apparire "come una sorta di trattato di diritto", ma devono essere "esposte con sintesi, a anche con completezza".


