TRENTO. Abbiamo poche parole da dire, ed una fotografia da mostrare: quella della tangenziale di Trento, nel tratto fra Campotrentino e Piedicastello. Anche oggi, come sempre, traffico paralizzato da Trento Nord a Trento Centro.

Dalla collina di via Missioni Africane abbiamo seguito con interesse lo spettacolo dell’accensione delle luci: sono i fanali delle auto imbottigliate. Dalle ore 17 alle 18,30 stiamo osservando (un’ora e mezza) il serpentone fermo, o che si muove a rilento.

Ai lati, il progressivo intasamento di ogni possibile via di uscita: c’è chi prova verso Spini (paralisi totale dalla rotatoria del casello Trento Nord al passaggio a livello sulla ex statale), c’è chi si butta su via Maccani (apocalisse quotidiana), ed anche chi prova a dirigersi verso la Valsugana, per scendere poi dalla Cervara, trova una coda infinita che ingorga i cavalcavia.

Anche oggi registriamo i messaggi whatsapp e le e-mail che i nostri lettori ci mandano (come quasi tutti i giorni): «Fate qualcosa, scrivete, fate servizi». 

Guardiamo con un certo sconforto il gioiello che la Provincia autonoma di Trento ha eretto, lo scheletro abbandonato del nuovo svincolo di Campotrentino. Opera ferma su un binario morto dopo gli errori progettuali (e cambio di progetto in corsa) e il fallimento della ditta vincitrice dell’appalto. 

Ricordiamo anche  come – dopo una lunga serie di gravi incidenti – si iniziò a parlare di una «conferenza sulla tangenziale», dove far sedere l’ente competente (Provincia) con il Comune e tutte le forze coinvolte. Ma durò come la neve di marzo (die tre anni fa).

Se potessimo esprimere una lista di priorità, nel nostro piccolo, vorremmo dire che forse la vera emergenza non è il referendum sui grandi carnivori, né i milioni per fare la galleria Tav sotto la Marzola. Ma siamo solo giornalisti, e quindi vi proponiamo l’unica cosa che conta: la foto del serpentoni di macchine ferme per ore. E dentro ognuna, c’è un pendolare inferocito. Noi siamo con lui.