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TRENTO. La notte in cui l’Adige ruppe gli argini e sommerse interi quartieri della città è rimasta impressa nella memoria collettiva del Trentino. Era il 4 novembre 1966 quando una delle più devastanti alluvioni della storia recente colpì il territorio provinciale, provocando 22 morti, migliaia di sfollati e circa 500 persone rimaste senza casa. Sessant’anni dopo, Trento torna a ricordare quella tragedia con una serie di iniziative che uniscono memoria, scienza e prevenzione.
Nella notte tra il 4 e il 5 novembre, il fiume ruppe gli argini nella zona di Roncafort, invadendo ampie aree del capoluogo. La piena dell’Avisio aggravò ulteriormente la situazione. Le devastazioni interessarono anche la Val di Fassa, la Val di Fiemme, il Primiero, il Tesino, la Bassa Valsugana, la Val Rendena e la Val di Sole.
Il programma per il sessantesimo anniversario prenderà il via martedì 3 novembre con la mostra diffusa «La città sommersa», un percorso fotografico nel centro storico di Trento. Le immagini di Flavio Faganello, Rodolfo Rensi e Costantino Armani saranno esposte nei luoghi immortalati durante l’emergenza, permettendo ai visitatori di confrontare la città di allora con quella di oggi.
Mercoledì 4 novembre, dalle 11 alle 16, il MUSE ospiterà esperimenti scientifici, approfondimenti sui rischi naturali e simulazioni di allerta alluvione. Alle 17.30 sarà presentato il volume «Sguardi sul fiume Adige», curato da Lorenzo Malpaga e Alessandro de Bertolini, che raccoglie i contributi di 42 autori dedicati alla storia del fiume, alla sicurezza idraulica e alle sfide ambientali.
A seguire, a Palazzo delle Albere, sarà inaugurato un nuovo spazio della mostra «Water Flow. Acqua, arte, scienza, umanità», con filmati storici dell’alluvione realizzati da Costantino Armani, Giuseppe Sebesta e Bruno Angelini. Saranno inoltre esposte fotografie inedite di Camillo Kier, in dialogo con un’installazione video di Bill Viola.
Il calendario si concluderà domenica 8 novembre, alle 9, con un’esperienza di soft rafting sull’Adige: un percorso di circa dieci chilometri, accompagnati dagli esperti di Trentino Wild e dagli educatori del MUSE, per osservare il territorio direttamente dal fiume. L’attività durerà circa tre ore e mezza e sarà aperta anche ai bambini dai sei anni, accompagnati da un genitore. In caso di maltempo, il recupero è previsto per sabato 14 novembre.
L’anniversario diventa così non soltanto un’occasione per ricordare le vittime e la devastazione del 1966, ma anche per riflettere sull’importanza della prevenzione, della manutenzione dei corsi d’acqua e della conoscenza dei rischi idrogeologici.


