TRENTO. Il conto corrente dell'indagato viene "congelato" e l'assegno di mantenimento alla ex moglie salta. L'operazione Sciabolata, in particolare il filone che riguarda la droga, ha toccato - loro malgrado - anche le persone che erano in affari (leciti affari) con gli indagati o che a vario titolo vantano crediti. Con il sequestro preventivo dei beni, tutte le attività, anche quelle oneste che avvenivano alla luce del sole, sono state sospese.

Come nel caso del ristoratore di Andalo Claudio Agostini, 71 anni, nei confronti del quale nel maggio 2025 il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere e il sequestro preventivo della sua Mercedes nonché della somma di 380mila euro, quale profitto dello spaccio, in relazione ai reati di associazione finalizzata al traffico illecito di stupefacenti.

Il Codice Antimafia ha norme ben precise in materia di tutela dei creditori. Nessuna operazione sui conti correnti di Agostini è possibile fino a definizione del processo e all'adozione del provvedimento di confisca, dunque non possono esserci somme "in uscita" di alcun genere, neppure la cifra contenuta nella sentenza di separazione giudiziale, pari a 2mila euro mensili per il mantenimento della ex moglie.

Quest'ultima, non ricevendo più l'assegno, ha cercato di far valere le proprie ragioni. In prima battuta il gip, con parere positivo del pm, nel luglio 2025 aveva revocato il sequestro della somma ma limitatamente alla corrente mensilità: 2mila euro accreditati alla ex, poi un nuovo stop.

La donna ha quindi chiesto lo sblocco parziale delle somme sottoposte a sequestro per la quota necessaria a coprire gli assegni arretrati e anche quelli futuri a suo favore (dunque con svincolo parziale del denaro in via continuativa). Questa volta però, con parere negativo del pm, il gip non ha accolto l'istanza.

La donna non si è data per vinta: il tribunale, accogliendo il suo appello, nel marzo scorso ha sbloccato il conto di Agostini. Ma l'assegno di mantenimento non le arriverà perché la Cassazione ha, di fatto, "ri-congelato" le somme.

La Corte suprema, in accordo con quanto evidenziato dal pubblico ministero di Trento nel ricorso, sostiene che il tribunale «ha erroneamente ritenuto il diritto di credito della terza interessata (la ex moglie, ndr) prevalente rispetto al sequestro preventivo, senza tenere conto delle disposizioni in materia di tutela del terzo creditore dettate dalla disciplina del Codice Antimafia».

Claudio Agostini, va ricordato, è considerato promotore e organizzatore di un'associazione finalizzata al traffico droga e gli viene anche contestata l'associazione per riciclaggio e autoriciclaggio.

La Cassazione ha inoltre evidenziato che la ex moglie, in qualità di «mero titolare di un diritto di credito» nei confronti di Agostini, non è tra i soggetti legittimati a proporre appello contro una ordinanza in materia di sequestro preventivo: la posizione della donna, che non è intestataria o cointestataria del conto corrente dell'ex, anche se ha il diritto all'assistenza materiale non è equiparabile al soggetto (proprietario o comproprietario del bene sequestrato) che vanta il diritto alla restituzione del bene stesso.

Ma. Vi.