TRENTO. Trento è ormai, a pieno titolo, una città turistica. Non è più solo una percezione: i numeri parlano di oltre 1,4 milioni di pernottamenti nell'ultimo anno. Un traguardo che fino a qualche stagione fa sembrava ambizioso, oggi è realtà consolidata. Ma insieme ai numeri crescono le domande. E le tensioni.

Tra i dati che colpiscono c'è l'esplosione degli affitti brevi: gli alloggi su Airbnb, una delle piattaforme che offrono appartamenti turistici, in un anno sono più che raddoppiati. Un fenomeno che ha acceso le lamentele di chi cerca casa per viverci e si ritrova a competere con i turista mordi e fuggi. Appartamenti che prima erano sul mercato della locazione tradizionale oggi diventano "posti letto" a rotazione, con rendimenti ben più allettanti. Attenzione però: dietro i numeri c'è anche altro. Per molti operatori, le nuove normative fiscali hanno fatto emergere il sommerso, tracciando chi prima affittava in modo informale.

Non tutto, dunque, è crescita "netta": una parte è emersione. Ma il trend c'è, ed è robusto. Giovanni Battaiola, presidente di Asat, l'associazione degli albergatori, parte da una distinzione netta: «Alberghi e Airbnb sono mondi diversi. Chi sceglie la qualità del servizio sceglie l'albergo». E dipinge una scena quasi cinematografica: «Il cameriere sorridente a colazione, il front office che accoglie, la cameriera ai piani. In un B&b ti fai i letti, la colazione, le pulizie. Nessuno ti assiste». Poi, però, la questione si fa più seria: come si affronta la carenza di alloggi per i residenti? Battaiola sorride: «Se sapessi come fare sarei il presidente del Consiglio».

Ma subito dopo affonda: «Viviamo in un'economia libera, ma servono limiti. Serve pianificazione urbanistica. Bisogna definire quante persone possono occupare un territorio, quali servizi sono necessari, quali destinazioni d'uso sono ammesse».Il punto è questo: per costruire un albergo servono licenze, vincoli paesaggistici, autorizzazioni. Per affittare un appartamento ai turisti, oggi, molto meno. «A Berlino per affittare un appartamento serve il cambio di destinazione d'uso. Se non lo fai, la multa è di centomila euro. In Italia le sanzioni sono di 300-400 euro, meno di quanto si incassa in una settimana». Tradotto: senza volontà politica non c'è economia sostenibile.

E Battaiola evoca una stagione in cui programmare era un verbo centrale, ai tempi di Bruno Kessler.Sul fronte opposto - ma non troppo distante - Alberto Pedrotti, assessore di Campobase all'economia con delega al turismo del Comune di Trento, riconosce che «il tema è fondamentale e riguarda ormai tutte le città europee». Per anni, dice, Trento è stata in equilibrio, pur con affitti alti. «Negli ultimi cinque anni, con l'esplosione dei B&b, la situazione è cambiata».

Pedrotti non demonizza la libertà d'impresa, ma la bilancia con le esigenze sociali: «Serve una legge, con controlli minimi. Altrimenti facciamo male prima ai residenti e poi anche ai turisti. Una città senza residenti, alla lunga, diventa una città senza turisti». E qui torna la qualità: «Il turismo alberghiero è un valore aggiunto. Produce lavoro, tasse, ordini per i fornitori. Il B&b può essere parte dell'offerta, ma non possiamo pensare che metà dei posti letto sia di affitti brevi». Uno sguardo anche alla geografia cittadina: oggi il 25% dei posti letto alberghieri è sul Bondone. «Sarebbe opportuno averne di più in città».Sul nodo casa, le corde tornano ad accordarsi.

«Serve pianificazione dell'abitare», dicono entrambi. La parola chiave è riqualificazione. Pedrotti cita l'esempio di Friburgo, che ha costruito un quartiere a canone sociale. L'idea è semplice, ma radicale: la casa è un bisogno primario. Se diventa un lusso, la città perde attrattività, vitalità, futuro. E Trento? «Ce ne occuperemo con la revisione del Prg», dice l'assessore. Nuove prospettive, nuovi equilibri da disegnare. Perché una città che affitta se stessa può prosperare. Ma se non dimentica chi, in quelle case, vorrebbe semplicemente abitare.