TRENTO. Zaaem Amash è morto a 56 anni, l'11 giugno scorso, giorno che ha visto il primo fischio di inizio dei Mondiali di calcio. Una coincidenza quasi innaturale vista la grandissima passione che Zaaem, palestinese di origine ma con cittadinanza israeliana, aveva per il pallone e per il campionato. Ma la sua è una storia profondamente legata a Trento, città dove lui non solo si è formato, terminando gli studi alla Facoltà di Giurisprudenza con la laurea nel 2001. Arrivato negli anni Novanta, nel capoluogo ha vissuto una decina di anni dividendosi tra studio e lavoro, ma soprattutto trovando una seconda «casa», coltivando le sue passioni, fra cui il calcetto e tessendo ogni giorno relazioni grazie al suo modo di fare «socievole, gentile e genuino», come lo descrivono i suoi amici. Che ora, a distanza di quattro mesi dalla sua morte, hanno lanciato una raccolta fondi per aiutare la famiglia ad affrontare il lutto. Il 56enne lascia infatti la moglie e tre bimbi, di 5, 8 e 10 anni.

Oltre a costituire il Comitato Friends of Zaaem - Trento (un comitato spontaneo nato da chi lo aveva conosciuto), il gruppo ha anche organizzato un momento di ricordo e saluto collettivo a quattro mesi dalla sua scomparsa, in programma per domenica 11 ottobre alle 11 nella sala Gabardi Mosna, in via Marco Pola 6, a Gardolo. Zaaem era tornato a Jisr az-Zarqa, dove era cresciuto, l'unico villaggio a maggioranza araba che in Israele si affaccia sul mar Mediterraneo. Una zona con grandi potenzialità sia per la pesca sia per il turismo, ma che in realtà è una delle aree più povere del Paese. Da circa 10 anni lavorava fianco a fianco con il sindaco del suo villaggio, nel tentativo di sostenere lo sviluppo sociale ed economico della cittadina. Ma soprattutto, anche dopo il suo addio a Trento, era tornato per rivedere amiche e amici, con cui aveva mantenuto un rapporto nonostante il tempo e la distanza.

«Chi ha mantenuto contatti con lui - spiega l'amico Teresio Poggio - ha registrato negli ultimi anni un grande timore per la situazione a Gaza, per le ripercussioni sulla società israeliana, per gli attacchi dal Libano verso il nord di Israele, dove Zaaem viveva per le violenze dei coloni e dell'esercito israeliano in Cisgiordania, da dove proviene la moglie». E aggiunge: «Ci diceva che era contento della riapertura delle scuole, prima che per l'istruzione dei figli, perché hanno bunker anti missile più solidi di quello che lui aveva in casa. E questo è il segno della vita quotidiana nella Regione se non si vive in condizioni ancora più drammatiche a Gaza o in Cisgiordania. E questo non è sano». Per questo, Zaaem non aveva escluso di spostarsi in Italia per dare un futuro più sereno ai figli. Un sogno che tuttavia si è infranto.

«È morto all'improvviso, nel sonno, per cause naturali. Anche se non è naturale vivere sempre in ansia, nel modo che abbiamo sommariamente provato a descrivere». La notizia, rimbalzata anche a Trento, ha colto tutti di sorpresa. «E probabilmente non sono poche tra quelle che gli sono state vicine le persone che ancora non sanno della sua scomparsa», conclude Poggio. Così, per dare a tutti la possibilità di dirgli addio e come opportunità per re-incontrarsi, domenica è stato organizzato un momento di raccogliemento. Occasione anche per la raccolta fondi (maggiori informazioni: www.friendsofzaaem.org). F.C.