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TRENTO. Il 25 aprile come memoria viva, non come semplice ricorrenza. Nel suo intervento per la Festa della Liberazione, il sindaco ha richiamato il valore dell’antifascismo come fondamento della democrazia italiana, ricordando che la libertà conquistata con la Resistenza resta un impegno quotidiano.
Il discorso ha legato il ricordo della lotta contro il nazifascismo alle sfide del presente: nazionalismi, guerre, repressione del dissenso, limitazione dei diritti e uso della paura come strumento politico. Il 25 aprile, ha sottolineato il sindaco, non è «un vecchio monumento», ma un edificio ancora in costruzione, fondato sulla Resistenza e affidato alla responsabilità di tutti.
Spazio anche agli anniversari del 2026, a partire dai cento anni dalla morte di Piero Gobetti e Giovanni Amendola, vittime della violenza fascista. Nel ricordo sono entrati anche Alcide De Gasperi, finito nelle carceri del regime, e i partigiani trentini Giannantonio Manci, Mario Pasi, Ancilla Marighetto e Clorinda Menguzzato.
Nella parte conclusiva il sindaco ha richiamato il legame tra libertà e giustizia sociale, citando Sandro Pertini e ricordando che senza uguaglianza cresce il rancore e si indebolisce la partecipazione democratica. Poi il messaggio più netto: in Italia non è possibile essere a-fascisti. La Liberazione, ha ribadito, appartiene a chi difende la dignità della persona e rifiuta tirannie, soprusi e paura.


