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TRENTO. Per lei, purtroppo e tragicamente, il tema del fine vita e del suicidio assistito non è stato solo una questione politica da dibattere. È stata, molto recentemente, una questione che ha vissuto in prima persona. Lei è Giuliana Scarpa, la moglie di Michele Lanzinger, scomparso due settimane fa. In questi giorni di grande dolore, forse in parte lenito dall'enorme ondata di affetto, riconoscenza e gratitudine, ha voluto prendere carta e penna e portare una testimonianza diretta su un tema a lei e a Michele Lanzinger molto caro. Una testimonianza che diventa un appello. «Chiedo ai politici fratello e sorella d'Italia che si oppongono all'approvazione della proposta di legge sul suicidio assistito di rivedere la propria posizione», esordisce.
«Porto la mia testimonianza sulle ultime 24 ore di vita di Michele Lanzinger, mio marito. Se voi foste stati presenti accanto a lui in quelle terribili ore, quando il suo respiro diventava sempre più affannoso, con i disperati rantoli alla ricerca di aria, alla vista del suo viso implorante una fine dignitosa, chissà se allora avreste cambiato idea. Michele aveva sottoscritto le DAT (Disposizioni Anticipate di Trattamento, note anche come testamento biologico ndr) che sono state rispettate dal personale sanitario a cui ancora vanno i miei più grati ringraziamenti. Ma questo non basta perché la fine vita sia meno devastante».
La signora Giuliana Scarpa prosegue: «Con Michele avevamo parlato molto di come in Italia fosse gestito il Fine vita e di come poter aiutare sé stesso e purtroppo tanti altri/e ora sofferenti e quelli/e che lo saranno». Alla luce dell'esperienza vissuta in prima persona, considerato che proprio in queste settimane l'argomento è tornato al centro dell'attualità politica anche in Trentino, aggiunge. rivolgendosi direttamente ai consiglieri, in particolare a quelli contrari a far arrivare in aula la legge: «Non fa onore alla coscienza e intelligenza di voi eletti e non, delegati a rappresentarci in decisioni così importanti, comportarsi con tanta superficialità. Parlare di turismo di fine vita è davvero cinico e offende chi crede nella possibilità di avere un fine vita dignitoso per noi e per i nostri figli. A nome di Michele, che molti hanno conosciuto e stimato per il suo equilibrio e la sua ragionevolezza, chiedo un dibattito pubblico più chiaro e approfondito sulla legge sul fine vita. Che sia davvero una riflessione matura e degna di dirsi umana anche a nome di chi non può più farsi sentire e testimoniare un fine vita diventato insopportabile e non meritato. Lo chiedo con tanta tristezza ma con speranza».


